Texas: Il Procuratore generale Ken Paxton avvia indagine su alcuni Big Tech

Texas: Il Procuratore generale Ken Paxton avvia indagine su alcuni Big Tech

Il procuratore generale dello stato americano del Texas, Ken Paxton, ieri ha avviato un’indagine su Google, Facebook, Twitter, Amazon, Apple per “indagare sulle loro politiche e pratiche relative alla moderazione dei contenuti e per informazioni relative a Parler, una app di social media terminata o bloccata”.

I Big Tech dunque da “cacciatori” e padroni assoluti del mercato e delle libertà delle persone, relative al cosa pubblicare, sono passati ad essere le “prede” del sistema giudiziario americano.

Il Procuratore generale del Texas aveva già avviato una indagine su Google a dicembre dello scorso anno, portata avanti guidando una coalizione con più stati USA.

Ken Paxton Texas twitter

Il Procuratore generale del Texas fa l’annuncio di indagine via Twitter

La causa contro Google

La causa contro Google riguarda le molteplici violazioni delle leggi federali e statali sull’antitrust e sulla tutela dei consumatori, tra cui, come descrive lo stesso Procuratore: “condotta anticoncorrenziale, pratiche di esclusione e false dichiarazioni in relazione al suo ruolo nel industria della pubblicità display online multimiliardaria. La monopolizzazione di Google della pubblicità display online include un accordo anticoncorrenziale con Facebook, false dichiarazioni a utenti e clienti e soppressione della concorrenza”.

Le dichiarazioni di Paxton in merito alla causa di Google

“Google è un monopolio da trilioni di dollari che abusa sfacciatamente del suo potere monopolistico, arrivando al punto di indurre i dirigenti senior di Facebook ad accettare uno schema contrattuale che mina il cuore del processo competitivo. In questo monopolio pubblicitario su un mercato scambiato elettronicamente, Google sta essenzialmente scambiando ‘informazioni privilegiate’ agendo come lanciatore, ricevitore, battitore e arbitro, tutti allo stesso tempo. Questo non è il ‘mercato libero’ al lavoro qui. Questo è anti-mercato e illegale secondo la legge statale e federale. La monopolizzazione da parte di Google del settore della pubblicità display e le sue pratiche commerciali fuorvianti soffocano l’innovazione, limitano la scelta dei consumatori e riducono la concorrenza”.

 

FONTI:

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