Te Tode Kempo Karatedo

Te Tode Kempo Karatedo

Da M° Ciro Varone

Come tutte le cose, anche il karatedo nel corso degli anni si è evoluto e trasformato. Per alcuni si è evoluto in meglio, per altri in peggio, per questo ognuno ha la sua idea in merito.

Molte tecniche che oggi pratichiamo indistintamente in tutti gli stili di karate, agli albori non esistevano o venivano eseguite in maniera diversa. Ad esempio: ushirogeri, mawashigeri non esistevano e anche il maegeri laterale dei kata ortodossi (oggi nello shotokan si è trasformato in yokogeri).

Nello shotokan si insiste col mantere i talloni saldi a terra anche durante gli spostamenti, mentre nello shorin ryu di Okinawa è normale sollevare i talloni durante gli spostamenti.

Oggi, molte tecniche si differenziano da stile a stile, ogni scuola ha il suo curriculum di kata e ogni caposcuola, talvolta, pratica gli stessi kata con qualche variante stilistica non riscontrabile in altre scuole anche dello stesso stile.

Le origini del karate e la sua modernizzazione

Il nome originale risale circa al 1660, di fatti agli albori era semplicemente TE o TI.

Nel corso degli anni e con l’intervento di modernizzazione apportata prima da Anko Itosu e poi dalla famiglia Funakoshi, il karate (“mano vuota”) cambiò anche il nome da semplice (mano cinese) si trasformò prima in OKINAWA KENPO e poi definitivamente in KARATEDO (via della mano vuota -G.Funakoshi-).

Quindi, non solo fu cambiato il nome all’arte che oggi conosciamo come karate, ma anche la nomenclatura delle tecniche e con esse i nomi dei kata.

In tal modo molti concetti filosofici propri dello Zen e del budo giapponese finirono con intrecciarsi e amalgamarsi con il karate di Okinawa, dandogli anche una nuova veste in termini filosofici, social e culturali.

Itosu sarebbe il secondo da sinistra, mentre Funakoshi il terzo da sinistra, entrambi uno di fianco all’altro.

 

Anche se tutti gli stili di karate nacquero principalmente da Matsumura Sokon (1796-1893), in seguito da tale genealogia ci fu un ulteriore divisione in gruppi e derivati stilistici, i quali, una parte erano sotto l’influenza diretta di Anko Itosu, mentre l’altra parte sotto la guida di Kanryo Higaonna che fu il fondatore del Naha-Te (1853-1915).

In seguito ci furono innumerevoli altre divisioni, che tratteremo in altri scritti, nel frattempo molte cose sono cambiate rispetto al karate di allora, ad Okinawa, in Giappone e in tutto l’occidente.

Il primo significativo imput allo sviluppo del TE fu sicuramente dato dal divieto imposto dal clan Shimazu al popolo okinawese di possedere qualsiasi tipo di arma (invasione del Regno delle Ryukyu 1609).

Nel corso degli anni ci furono tantissime altre occasioni di scambi commerciali, culturali e politici che contribuirono alla formazione e al miglioramento delle tecniche di lotta okinawesi.

La seconda persona in foto da sinistra viene ricondotta ad Anko Itosu da anziano.

 

Il risultato di questa acculturazione fece in modo che il karate si divulgasse in maniera esponenziale in tutto il globo, diventando per molti solo uno sport di combattimento tra i più diffusi al mondo, mentre per altri il karate è rimasta un’arte marziale a tutti gli effetti.

Gli anni ’50, i primi gruppi di ricerca

Era il 1956 quando i primi maestri okinawesi si organizzarono costituendo un gruppo di ricerca e di studio sul karate di Okinawa.

Tali maestri attribuivano molta importanza alla tradizione che il karate, dal punto di vista storico e culturale, era in grado di veicolare.

Per cui fondarono un’associazione, la Okinawa Kenpo Renmei, per tutelare il karate dalla sua commercializzazione e da una possibile demarzializzazione.

Il presidente dell’associazione fu il maestro Zenryo Shimabukuro 1908-1969, allievo di Chotoku Kyan (1870-1945). La direzione tecnica fu affidata al maestro Shigeru Nakamura (1924-1969) considerato tra i maggiori esperti dell’Okinawa-te di quel periodo.

Nakamura era allievo di Chomo Hanashiro (1869-1945) e di Anko Itosu (1831-1915), uno dei maestri di Gichin Funakoshi (1868-1957).

In ordine dalla prima fila da sinistra: Shinsuke Kaneshima, Tatsuo Shimabukuro, Zenryo Shimabukuro e Chozo Nakama. In ordine dalla seconda fila da sinsitra: Zenji Shimabukuro, Isamu Tamotsu e Joen Nakazato

 

Le idee di Nakamura

Nakamura era dell’idea che il karate fosse uno solo, il suo motto era: “nel karate non ci sono stili”.

Shigeru Makamura aveva una mentalità molto aperta, inoltre durante la sua formazione al Primo Liceo Nazionale di Shuri, ebbe la fortuna di ricevere direttamente gli insegnamenti dai migliori maestri di karate, i maestri dei maestri di Okinawa:

  • Chomo Hanashiro
  • Anko Itosu
  • Kentsu Yabu

Il maestro Shigeru Nakamura fu un vero innovatore, egli fu anche il fautore del “bogutsuke kumite”, la prima forma di combattimento full-contact.

Nakamura per sviluppare il suo concetto di kumite introdusse il combattimento a contatto pieno con l’uso delle protezioni, in seguito molte altre scuole intrapresero lo stesso percorso formativo, accrescendo le capacità combattive dei propri adepti.

Shigeru Nakamura é il secondo da sinistra, al centro.

 

La prima scissione, i diversi ryuha

Alla morte di Shigeru Nakamura l’Okinawa kenpo si divise in diverse diramazioni.

Dal quel momento cominciarono a fiorire diversi ryuha, ognuno con i propri metodi d’allenamento e con un repertorio stilistico, talvolta molto differente da altri Ryu okinawesi.

Nonostante questa prima scissione, l’associazione presieduta da Shimabukuro aveva già piantato i semi per far conoscere il karate alle giovani generazioni locali:

  • utilizzando un lavoro di divulgazione già iniziato da Anko Itosu, essi riuscirono ad inserire il karate nelle scuole elementari.

Tutto ciò diede vita anche alle prime e sostanziali trasformazioni tecniche del Tode che da pura arte marziale intraprese il percorso per trasformarsi in “Kouboshiki Kokumin Taiiku” (difesa personale dei cittadini e educazione fisica).

Conclusioni

“È mia idea che nel karate “giapponesizzato” sia rimasto poco del karate ortodosso.

Per quanto riguarda lo shotokan, il karate di Nakayama è una via di mezzo inconclusa e non matura tra il karate di Gichin Funakoshi e del figlio Yoshitaka.

Credo che del karate attuale quello più vicino all’originale di Gichin Funakoshi, anche se con molte differenze, sia sicuramente lo shotokai del M° Egami. Mentre quello più verosimile al karate di Yoshitaka Funakoshi sia, a mio modesto parere, quello del M° Oshima”.

Ciro Varone

 

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