Stefano Scoglio. “Non c’é stata alcuna pandemia. Le fake news dell’aumento di mortalità nazionale”

Stefano Scoglio. “Non c’é stata alcuna pandemia. Le fake news dell’aumento di mortalità nazionale”

Il dottore Stefano Scoglio, nella sua nota “ISTAT e media nazionali e le fake news dell’aumento di mortalità nazionale. Il Rapporto della mortalità 20-2/31-3 2020 dell’ISTAT“, spiega dettagliatamente perché “non c’è nessuna mortalità pandemica” in Italia nell’anno 2020.

Riferendosi alla mortalità, Scoglio dice che c’é stato un aumento dei decessi,ma molto inferiore a quello strombazzato“. Poi specifica di aver confrontato il periodo di 41 gg (20 Febbraio-31 Marzo) del 2020, con un qualsiasi altro periodo di 41 gg, il 2020, e si é chiesto se fosse uscito “ancora con un numero di morti superiore”. Il dottore afferma che se così non fosse “l’eccezionalità di questo periodo centrale della presunta pandemia del 2020 sarebbe del tutto cancellata”.

ISTAT e media nazionali e le fake news dell’aumento di mortalità nazionale. Il Rapporto della mortalità 20-231-3 2020 dell’ISTAT

ISTAT e media nazionali e le fake news dell’aumento di mortalità nazionale. Il Rapporto della mortalità 20-2/31-3 2020 dell’ISTAT

 

Ricordiamo che il medico é stato candidato al Nobel per la medicina nel 2018 per i suoi studi sull’alga Klamath (presente in uno dei laghi dell’Oklaoma negli Stati Uniti d’America).

Andando avanti con il report sulla mortalità italiana notiamo che il dottore scrive e specifica di aver preso ad esempio il periodo 1 Gennaio – 10 Febbraio (periodo di 41 gg) dei due anni 2019 e 2017 e che:

  • nel 2017 ci sono stati, in un periodo di 41 gg come il periodo scelto dall’ISTAT per il 2020, 96.417 morti, un numero superiore del 6% rispetto al numero ISTAT 2020“,
  • ma anche che “nel 2019 ci sono stati, in un periodo di 41 gg come il periodo scelto dall’ISTAT per il 2020, 89.593 morti, un numero di appena l’1.5% inferiore a quello del 2020“.

Scoglio scrive dunque che “questo chiude la questione: il numero di morti del periodo centrale della crisi del 2020 è assolutamente normale, assolutamente nella media, e dunque non c’è stata nessuna pandemia“.

La mortalità del primo trimestre nel corso degli ultimi 6 anni

Scoglio specifica anche che “il totale dei morti in Italia per il primo trimestre 2020 è pari a circa 188.684”, ma anche che, secondo i dati ISTAT questi sono i numeri per i primi trimestri dei 5 anni precedenti:

  • 2019 – 185.967
  • 2018 – 184.991
  • 2017 – 192.045
  • 2016 – 166.965
  • 2015 – 188.072
Stefano Scoglio il totale dei morti in Italia per il primo trimestre 2020 è pari a circa 188.684

Stefano Scoglio il totale dei morti in Italia per il primo trimestre 2020 è pari a circa 188.684

 

Il dottore poi procede scrivendo ed invitando ad osservare come “il numero dei morti nei primi 3 mesi del 2020 è sostanzialmente identico a quello del 2015, ed è addirittura inferiore a quelli del primo trimestre 2017”.

Ed infatti se si leggono i dati numerici possiamo riscontrare anche noi, senza essere medici o statistici, la differenza dell’annualità 2017 con quella del 2020.

Scoglio poi conclude dicendo che “i morti del primo trimestre 2020 sono assolutamente entro le normali variazione annuali, non c’è nessuna mortalità pandemica!”.

Perché ci sono stati tanti morti in un ridotto numero di zone?

Scoglio si pone anche un’altra domanda e dunque “come mai ci sono stati tanti più morti, in un ridotto numero di alcune ben delimitate zone, e se ciò non sia dovuto a fattori iatrogenici”, il medico ne cita alcuni che possono aiutare nel ragionamento e che noi riportiamo integralmente:

Perché ci sono stati tanti morti in un ridotto numero di zone

Perché ci sono stati tanti morti in un ridotto numero di zone?

 

  1. Per la prima settimana-10 gg della crisi Covid-19, l’AIFA ha autorizzati e promosso l’uso per via endovenosa dell’interferone, farmaco nel cui bugiardino è chiaramente indicato il carattere potenzialmente letale dell’iniezione endovenosa anziché intra-muscolare. Solo dopo rapporti di individui sottoposti al trattamento che morivano come mosche, l’AIFA ha ritirato la raccomandazione/autorizzazione.
  2. La terapia, poi fortunatamente abbandonata da molti medici perché rivelatasi sbagliata, che prevedeva l’uso di una metodologia estremamente invasiva e pericolosa come la ventilazione forzata via intubazione, pratica che normalmente si applica solo a persone in fin di vita e comatose.
  3. Le condizioni normalmente pericolose degli ospedali stessi, dove negli anni recenti ci sono stati mediamente 49.000 morti l’anno per infezioni ospedaliere.
  4. Infine, last but not least, il fatto che le zone più colpite da un eccesso di morti siano anche quelle a maggior tasso vaccinale: a Bergamo e Brescia, nel periodo antecedente la crisi (e in realtà concomitante, dato che l’epidemia di polmoniti interstiziali era già iniziata ad Ottobre 2019, come riportato da medici della zona nell’articolo dell’Avvenire: Coronavirus. A Bergamo il giallo dei focolai. Picchi di polmoniti anomale già a gennaio in diversi centri della provincia), c’è stata una massiccia campagna vaccinale, specie sugli anziani, e ci sono state 185.000 vaccinazioni anti-influenzali, e circa 80.000 anti-meningococco.

Anche Matteo Bassetti dice che: “nella stagione 2016/17 si era avuto un anomalo livello di mortalità”

Anche Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, professore ordinario di malattie infettive all’Università di Genova e Presidente della Società Italiana di Terapia Antiinfettiva (SITA), si é espresso sulla mortalità in un suo post di giugno su facebook concentrandosi sulla mortalità negli ultimi 5 anni in Italia: “Analizzando i dati dell’andamento stagionale della mortalità in Italia ricavati dal  MINISTERO DELLA SALUTE [Sistema di sorveglianza mortalità giornaliera (SISMG)] si nota che nella stagione 2016/17 si era avuto un anomalo livello di mortalità, dovuto a un’importante e diffusa epidemia influenzale (di cui io ricordo molti casi gravi e decessi anche tra i giovani quando lavoravo ad Udine), quasi paragonabile a quello di quest’anno”. L’infettivologo allega un grafico e poi dice che all’epoca “nessuno si era posto nessun problema”.

Bassetti però aggiunge anche che “quest’anno si è assistito ad un incremento molto significativo di mortalità solo in alcune aree del nostro paese (alcune province Lombarde), non in tutte“.

Il grafico allegato da Matteo Bassetti al post

Il grafico allegato da Matteo Bassetti al post del 30 giugno 2020

Mancata diffusione dell’ISTAT dei dati per 1.038 comuni dove si é avuto un decremento della mortalità

Riportiamo la spiegazione che dà Scoglio in merito alla correzione di “alcuni minimi errori di calcolo” del suo report, inoltre il dottore sostiene che l’ISTAT ha eliminato tutti i Comuni in cui c’era stata una riduzione notevole della mortalità. Ma é la stessa ISTAT a scrivere infatti che: ha valutato di non diffondere i dati per 1.038 comuni per i quali il decremento registrato nel 2020 è probabilmente da attribuire ad un non completo o non tempestivo flusso delle notifiche dei dati da parte del Comune al sistema ANPR o all’Istat”.

Riportiamo dunque la nota del dottore Scoglio:

“In questa versione definitiva ho corretto alcuni minimi errori di calcolo che mi sono stati indicati (e per cui ringrazio), che comunque non cambiano la sostanza del lavoro. Soprattutto, al termine ho aggiunto alcune risposte ad alcune obiezioni che erano state avanzate. Qui ne voglio discutere solo una, quella che dice che i miei calcoli non valgono perché i numeri degli anni precedenti da me riportati si riferiscono al 100% della popolazione, mentre i dati ISTAT sul periodo 20-Febbraio-31 Marzo 2020 si riferiscono all’86% della popolazione. Anticipo qui la mia risposta, presente al termine del .pdf con l’intero testo”:

Dott.-Stefano-Scoglio-candidato-al-Nobel-per-la-medicina-nel-2018

Dott. Stefano Scoglio candidato al Nobel per la medicina nel 2018

 

A parte il fatto che per poter fare questa contestazione occorre avere la certezza che i dati degli anni precedenti si riferiscano al 100%, cosa non certa,  che i dati sono riportati come “provvisori” dallo stesso ISTAT. Ma la vera questione è perché l’ISTAT riporta dati solo sull’86% della popolazione.

Al termine del suo rapporto, l’ISTAT chiarisce perché ha dato i numeri relativi solo a 6.866 comuni, pari all’87% del totale dei 7.904 comuni italiani, e pari all’86% della popolazione italiana. I 1.038 comuni mancanti sono stati esclusi non perché non c’erano dati, ma perché in quei comuni la mortalità nel periodo del 2020 era diminuita in modo notevole rispetto agli anni precedenti! Scrive l’ISTAT:

“Alla luce di queste analisi l’Istat ha valutato di non diffondere i dati per 1.038 comuni per i quali il decremento registrato nel 2020 è probabilmente da attribuire ad un non completo o non tempestivo flusso delle notifiche dei dati da parte del Comune al sistema ANPR o all’Istat”.

Quindi l’ISTAT ha eliminato tutti i Comuni in cui c’era stata una riduzione notevole della mortalità, con la scusa che dovevano essere incompleti! Cioè, se non sono come diciamo noi, i dati devono essere sbagliati!

Perciò, i dati calcolati sull’86% della popolazione sono molto più favorevoli all’ipotesi di un aumento della mortalità nel periodo del 2020 rispetto alla verità delle cose, che avesse incluso tutti i comuni italiani. Da questo punto di vista, la mia analisi del rapporto ISTAT è addirittura anche troppo ‘buona’, e resta dunque confermata la sostanza del mio argomento.

 

FONTE:

 

Previous L'infanzia in gabbia. "L’uomo è uomo solo quando gioca"
Next Special Olympics: dopo gli smart games la nuova sfida #totheMoonandBack

About author

Può interessarti anche

Attualità

Ricciardi chiama l’ennesimo lockdown. Ma quante volte lo ha chiesto?

The italian tribune Walter Ricciardi, attuale consulente del Ministro della salute Roberto Speranza, chiede ancora una volta il lockdown “in tutta Italia”. Il prof. Ricciardi che è stato nominato direttamente dal Papa

Attualità

Mascherine obbligatorie all’aperto: “evitare obblighi non supportati da prove scientifiche”

Dottori e scienziati scrivono una lettera nella quale allegano studi che specificano perché l’uso della mascherina andrebbe spinto solo fin dove sia chiaro che i benefici sanitari prevalgono sui danni.

Covid (Coronavirus)

Regione Lazio. L’interrogazione urgente di Davide Barillari sul vaccino Covid: Non può essere imposto con la legge, né dal datore di lavoro

Il Consigliere della Regione Lazio Davide Barillari ha presentato ieri un’interrogazione urgente a risposta scritta in merito ai vaccini BioNtech/Pfizer, al Presidente del Consiglio Regionale on. Mauro Buschini. Barillari, che