La scuola può riprendere? Probabilmente sì. Lo studio, che ha incrociato i dati del ministero dell’Istruzione, delle aziende sanitarie e della Protezione civile, sembra dimostrare proprio che non ci sono correlazioni significative tra la diffusione dei contagi e lezioni in presenza a scuola. Ne dà notizia il Corriere della sera, che riporta anche le parole dell’epidemiologa Sara Gandini.

I ricercatori (epidemiologi, medici, biologi e statistici) hanno inoltre chiarito che il  tasso di positività tra i ragazzi è inferiore all’1% dei tamponi. Parliamo di dati relativi a 7,3 milioni di studenti e 770.000 insegnanti.

La Gandini ha affermato che “il rischio zero non esiste” ma che sulla base dei dati raccolti si può dire che la scuola “è uno dei luoghi più sicuri rispetto alle possibilità di contagio”. Poi che mancano le “evidenze scientifiche dei vantaggi della chiusura delle scuole”.

L’epidemiologa e biostatistica dice inoltre che la “impennata dell’epidemia osservata tra ottobre e novembre non può essere imputata all’apertura delle scuole”. Aggiunge ancora che “i focolai da Sars-Cov 2 che accadono in classe sono molto rari (sotto il 7% di tutte le scuole) e la frequenza nella trasmissione da ragazzo a docente è statisticamente poco rilevante”. Ricorda ancora che la chiusura totale o parziale degli istituti scolastici, ad esempio in Lombardia e Campania, “non influisce minimamente sui famigerati indici Kd e Rt. Ad esempio a Roma le scuole aprono 10 giorni prima di Napoli ma la curva si innalza 12 giorni dopo Napoli, e così per moltissime altre città”.

“In mancanza di evidenze scientifiche – continua la scienziata – dei vantaggi della chiusura delle scuole, il principio di precauzione dovrebbe essere quello di mantenere le scuole aperte per contenere i danni gravi, ancora non misurabili scientificamente in tutta la loro portata e senz’altro irreversibili sulla salute psicofisica dei ragazzi e delle loro famiglie. La scuola dovrebbe essere l’ultima a chiudere e la prima a riaprire”.

Le manifestazioni di ieri in tutta Italia

Solo ieri si sono tenute in 25 piazze italiane manifestazioni di protesta civile contro la DAD.

Il gruppo romano ha raccontato le sue ragioni all’Adkronos: “In pochi giorni abbiamo costituito un comitato cittadino nessun partito dietro, soltanto società civile e ci siamo coordinati con altri cittadini come noi, convogliati tutti nella Rete Nazionale Scuole in Presenza. Chiediamo una sola cosa, l’equiparazione della Scuola Italiana a servizio essenziale: la scuola deve rimanere aperta sempre e a prescindere dai colori delle regioni. Un’alternativa alla chiusura c’è e il Governo deve trovarla. A fronte delle evidenze scientifiche il principio di precauzione va ribaltato: è più prudente da tutti i punti di vista, a cominciare dal tracciamento, tenere aperte le scuole, non chiuse. Il principio di proporzione (rischi/benefici) ci appare invece profondamente sbilanciato a sfavore dei nostri figli”.

25 piazze contro la DAD

Foto DAD raccolta da Priorità alla scuola Bergamo e provincia