Roberto Nuzzo, fondatore di Salviamo i bambini dalla dittatura sanitaria, pochi giorni fa ha scritto una sua lettera alla RAI chiedendo pluralità di informazione. Il messaggio é stato poi inviato anche da diverse centinaia di persone che hanno rappresentato le loro insoddisfazioni.

Il fondatore del Movimento umanitario, come leggiamo dalla lettera che ci é arrivata, ha inviato il testo a segreteria.ministro@mise.gov.it, ufficio_stampa@governo.it, whistleblowing@rai.it, raispa@postacertificata.rai.it e vigilanzarai-accesso@senato.it, ha condiviso poi lo scritto nei suoi canali ufficiali.

Nuzzo scrive che la RAI oggi é un “servizio che non soddisfa neanche le minime condizioni di qualità e pluralità” e specifica di aver appunto “inviato la lettera di rimostranze” nei confronti della TV nazionale. Inoltre che esprime la sua opinione “senza l’atteggiamento del politamente corretto”.

Noi abbiamo parlato con lui per capire le motivazioni di questa decisione.

Roberto, da mesi oramai sei impegnato nel sociale, soprattutto nel dare una mano a chi si in questo periodo di difficoltà si ritrova molto spaventato dagli annunci, troppe volte misti a catastrofismo, che arrivano dai mezzi di informazione. Cosa ti ha portato ad inviare questa lettera alla RAI?

Credo che il popolo italiano, o almeno una buona parte di questo nostro popolo, sia veramente stufo dello sperpero di denaro pubblico. Ma credo sia anche abbastanza stanco della disinformazione che oggi vediamo diffusa in un mix di, come potremmo dire, notizie catastrofiche e vera e propria violenza psicologica, aggiungo con intento manipolativo.

Nella lettera hai parlato di “terrorismo psicologico”, perché?

Perché ogni giorno vengo contattato da centinaia di persone preoccupate di quello che sentono e vedono e ritengo che i danni derivanti da questo terrorismo psicologico siano inaccettabili. Inoltre aggiungo, come ho già specificato nel mio messaggio alla RAI, che più passa il tempo più sembra che la nostra vita si stia impoverendo. Poi con questa situazione di limitazioni progressive la casa sembra essersi trasformata da nido salvifico a domicilio coatto. Le persone sono spaventate e troppe volte non sanno che fare. Vogliamo anche parlare dei danni derivanti dall’uso di tecnologie nella scuola? La cosiddetta DAD, che ha sicuramente portato ad una drastica riduzione del rendimento scolastico dei bambini e dei ragazzi, rispetto a quello ottenibile in presenza.

Magari della DAD ne parleremo un’altra volta, insieme ad altri argomenti come la libertà di scelta vaccinale. Ora andiamo avanti con la tua lettera. Hai parlato di “pedissequa disinformazione”. Cosa intendi?

Intendo che a mio avviso, se vogliamo portare solo un semplice e chiaro esempio, si omette di dare informazione riguardo le tante sentenze emanate da TAR, Tribunali, Cassazione, Consiglio di Stato, che sono già andate verso la direzione della bocciatura degli atti del Governo. Ancora non si parla dell’autolesionismo e dei suicidi che stanno avvenendo nei minori, oltreché dell’incremento esponenziale che sta coinvolgendo anche gli adulti. Non si parla del fallimento delle aziende, della disperazione delle piccole imprese che non riescono più ad andare avanti, di conseguenza le famiglie a sfamare i propri figli. Non si parla della decrescita economica, non si parla della mancanza di assistenza sanitaria adeguata per tutte le patologie. Mi spiego: si può morire per infarto nei corridoi degli ospedali, come si muore di tumore per assenza o ritardi di interventi e cure. Aggiungo che si muore anche a causa di quello che chiamo “il Protocollo Speranza”, che è stato già bocciato dal TAR LAZIO. Questo ha consentito ai medici di base di tornare nelle case della gente. Al momento il Piemonte ed altre regioni si sono adeguate.

Poi in un’altra parte dici che “si nega il contradditorio”. Spiegaci meglio.

Si, perché solo in rari casi, alcuni medici, diversi da quelli che vediamo sistematicamente in TV, hanno avuto la possibilità di partecipare alle trasmissioni relative alle argomentazioni della situazione sanitaria attuale. Abbiamo inoltre potuto vedere e constatare una comunicazione distorta e disfunzionale, che é stata indirizzata solo ed esclusivamente in un’unica direzione. Questo non ha fatto altro che impedire lo scambio interattivo e bidirezionale di cui qualsiasi comunicazione sana, positiva e libera di esposizione delle proprie idee dovrebbe essere partecipe.

Cosa mi dici invece del Festival di Sanremo?

Due sole parole: disgusto e disapprovazione. Festival di Sanremo ridotto ad una operetta indirizzata a maniaci sessuali, depravati e satanisti (da sottoporre a psicanalisi urgente). Aggiungo: diseducativo e stucchevole. D’altronde anche Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia – Sanremo, ha parlato in un suo comunicato di: “manifestazioni blasfeme nei confronti della fede cristiana”. Ha detto che il suo dovere e “confortare la fede ‘dei piccoli’, per dare voce a tutte le persone credenti e non credenti offese da simili insulsaggini e volgarità”.

Cosa ha scritto il Vescovo Antonio Suetta

Il Vescovo di Ventimiglia – Sanremo, addirittura scrive che il suo intervento serve anche ad “esortare al dovere di giusta riparazione per le offese rivolte a Nostro Signore, alla Beata Vergine Maria e ai santi, ripetutamente perpetrate mediante un servizio pubblico e nel sacro tempo di Quaresima”.

A tal proposito riportiamo integralmente il comunicato del Vescovo Antonio Suetta

“A seguito di tante segnalazioni di giusto sdegno e di proteste riguardo alle ricorrenti occasioni di mancanza di rispetto, di derisione e di manifestazioni blasfeme nei confronti della fede cristiana, della Chiesa cattolica e dei credenti, esibite in forme volgari e offensive nel corso della 71° edizione del Festival della Canzone Italiana a Sanremo, sento il dovere di condividere pubblicamente una parola di riprovazione e di dispiacere per quanto accaduto.

Il mio intervento, a questo punto doveroso, è per confortare la fede “dei piccoli”, per dare voce a tutte le persone credenti e non credenti offese da simili insulsaggini e volgarità, per sostenere il coraggio di chi con dignità non si accoda alla deriva dilagante, per esortare al dovere di giusta riparazione per le offese rivolte a Nostro Signore, alla Beata Vergine Maria e ai santi, ripetutamente perpetrate mediante un servizio pubblico e nel sacro tempo di Quaresima.

Un motto originariamente pagano, poi recepito nella tradizione cristiana, ricorda opportunamente che “quos Deus perdere vult, dementat prius”.

Quanto al premio “Città di Sanremo”, attribuito ad un personaggio, che porta nel nome un duplice prezioso riferimento alla devozione mariana della sua terra d’origine, trovo che non rappresenti gran parte di cittadinanza legata alla fede e dico semplicemente “non in mio nome”.

Sanremo, 7 marzo 2021.

+Antonio Suetta

Vescovo di Ventimiglia – San Remo”