Regione Lazio. L’interrogazione urgente di Davide Barillari sul vaccino Covid: Non può essere imposto con la legge, né dal datore di lavoro

Il Consigliere della Regione Lazio Davide Barillari ha presentato ieri un’interrogazione urgente a risposta scritta in merito ai vaccini BioNtech/Pfizer, al Presidente del Consiglio Regionale on. Mauro Buschini.

Barillari, che dal suo canale social lamenta anche il fatto che il Consiglio Regionale del Lazio é “chiuso ai cittadini da 1 anno”, oltreché costare “ben più di 20 milioni di euro”, si mostra convinto che “si debba abolire” e annuncia che sta “preparando un atto ufficiale in merito, insieme ad una proposta di legge”.

Poi elenca tutta una serie di situazioni che purtroppo abbiamo sotto agli occhi e che in troppi fanno finta di non vedere, e cioé: “Emergenza pandemica senza fine, licenziamenti, negozi falliti, bambini che non vanno a scuola e stanno dietro ad un computer, emergenza sociale e relazionale fra persone che ormai hanno paura ad uscire di casa, aumento di depressioni, suicidi, violenze domestiche”.

Cosa presenta l’interrogazione di Davide Barillari

Il Consigliere regionale, cofondatore insieme a Sara Cunial ed Ivan Catalano del progetto R2020, descrive nella sua interrogazione, con oggetto emergenza pandemia covid- 19: vaccino sperimentale BioNTech/Pfizer COMIRNATY, tutti i punti specifici spaziando dalle autorizzazioni che ha ricevuto la casa farmaceutica, al consenso informato, alle problematiche che si stanno riscontrando negli ambienti lavorativi, Barillari infatti spiegherà dl punto di vista giuridico l’infondatezza del voler obbligare alla vaccinazione il dipendente, sia pubblico che privato.

La campagna vaccinale per in Covid-19 ha visto nel Lazio, ad oggi già 81.911 persone vaccinate, portando la regione come quinta in Italia per numero di somministrazioni.

Segue dalla nota diffusa sul portale progettosalutelazio.it

…Esistono casi nella regione Lazio per i quali gli operatori sanitari e socio-sanitari sono costretti a sottoscrivere il consenso informato sotto la minaccia di misure disciplinari?

Esistono casi in cui il datore di lavoro nel settore pubblico sanitario regionale abbia già ricorso alla minaccia del licenziamento nei confronti di operatori sanitari che non intendono sottoporsi alla vaccinazione?

La Giunta è a conoscenza di dipendenti regionali che hanno rifiutato di sottoscrivere il consenso informato e per questo sono stati sottoposti a procedimenti disciplinari?

Ricordiamo i FATTI:

Secondo la procedura AIFA un nuovo farmaco è sottoposto ad una lunga serie di studi, condotti prima in laboratorio e su animali e poi sull’uomo. Le ricerche, che hanno una durata in genere tra i 7 e i 10 anni, sono a carico del proprietario del farmaco e si articolano in diverse fasi, studi in vitro e in vivo sugli animali (sperimentazione preclinica) e studi cosiddetti di fase 1, 2 e 3 sull’uomo (sperimentazione clinica).

Il vaccino BioNTech/Pfizer COMIRNATY contro il covid-19 ha iniziato il suo iter di approvazione con le tre fasi di sperimentazione clinica testando diverse versioni, ma sono completamente assenti i dati sulla sicurezza a lungo termine: le informazioni mancanti saranno raccolte con studi sulla sicurezza successivi all’autorizzazione tra il 2021 e il 2024.

Il farmaco COMIRNATY presenta quindi tutte le caratteristiche sostanziali della somministrazione di un farmaco sperimentale che utilizza materiale genico e innovativo somministrato per la prevenzione di una malattia potenzialmente mortale e senza alternativa terapeutica, conseguentemente è disciplinato giuridicamente dalle disposizioni nazionali ed europee che regolano la somministrazione di medicinali sperimentali da applicarsi in via estensiva.

Queste normative escludono la possibilità di imposizione in via obbligatoria e impongono il consenso libero e informato dell’interessato.

Il medicinale è su base volontaria anche se fortemente raccomandato da parte del governo, la sua somministrazione è oggetto di un consenso informato che riconosce un elenco di reazioni avverse sopra esposte.

Ecco quindi perché conseguentemente il vaccino non può essere imposto con la legge e ancor meno da alcun datore di lavoro. Tanto meno invocando la tutela della disciplina della sicurezza sul lavoro, in quanto violerebbe il principio della liberalità del consenso informato che non deve essere soggetto a condizionamenti.

Agiamo informati per difendere i nostri diritti costituzionali.

 

FONTI:

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