L’ex direttore del Corriere della Sera dopo la caduta del Governo Conte chiede, senza troppi giri di parole le elezioni anticipate.

Paolo Mieli, intervistato da Libero Quotidiano, ha affermato che “la cosa migliore é tornare subito alle urne”, ma anche che “dopo il taglio dei seggi sarebbe giusto rilegittimare le Aule”, questo anche in funzione delle prossime elezioni del Presidente della Repubblica.

Il giornalista dice che a sei mesi dal semestre bianco non si può escludere “un’altra crisi” politica, mentre l’Europa “guarderebbe con preoccupazione ad un governo instabile”.

Ricordiamo che il semestre bianco é il periodo di tempo che corrisponde agli ultimi sei mesi del mandato del Presidente della Repubblica Italiana. Durante questo periodo temporale il Presidente, in questo caso Mattarella, non può sciogliere le Camere.

Mieli dice anche che il patto tra PD e Cinque Stelle “doveva essere legittimato da un voto. Infatti descrive la situazione attuale accennando a quella del 1996 con Romano Prodi che “convinse lo schieramento di centrosinistra” sulle elezioni immediate. In quel periodo, ricordiamo, il Governo Dini entrò in crisi “un anno prima dell’implosione della maggioranza berlusconiana” e mentre provava a tenere Berlusconi fuori dalla gara elettorale con un “tentativo di Governo con Antonio Maccanico”, Prodi puntava i piedi a terra influenzando le scelte del partito, vincendo poi le elezioni. Dunque chiarisce che, secondo la sua opinione Giuseppe Conte avrebbe dovuto seguire l’esempio di Romano Prodi.

Alla domanda di un eventuale “vuoto di potere nel pieno della pandemia” Mieli risponde che invece “bisogna ribaltare lo schema” proprio perché “sarebbe terribile affidare l’Italia per altri due anni ad un Parlamento che fatica a fare qualsiasi cosa”.

L’ex direttore de La Stampa ricorda che “le elezioni sono una rigenerazione delle istituzioni e in momenti drammatici come questo, invece di nascondersi dietro motivazioni pretestuose, si deve poter prevedere uno scioglimento anticipato delle Camere”.

 

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