Oltre 140 rappresentanti il GOP (Partito Repubblicano) sono a favore di Trump

Oltre 140 rappresentanti il GOP (Partito Repubblicano) sono a favore di Trump

Da Andrea Ippolito

Le elezioni americane entrano nel vivo proprio quando tutto sembrava terminato. In quello che appariva infatti come uno “step finale” facile e scorrevole, vediamo invece che sono oltre 140 i rappresentanti il Partito Repubblicano a protestare per la gara elettorale.

Ma Trump non era rimasto solo? Non era stato messo ai margini del Partito repubblicano? La moglie Melania non voleva lasciarlo e divorziare solo perché aveva perso il suo potere e la presidenza USA?

Insomma é stato detto di tutto, e noi abbiamo riportato solo qualche evento proclamato a strombazzato da chi dovrebbe invece fare corretta informazione.

Da quello che vediamo, sembra che invece il presidente USA abbia spaccato letteralmente il partito a metà, non solo per i voti dell’elezione presidenziale del 2020, che verranno contestati, ma anche per aver “esposto”, sia dal lato DEM che repubblicano, chi non ha voluto immediatamente aumentare i fondi ai cittadini e alle famiglie americane (parliamo della famosa legge da 900 miliardi, la Covid Relief Bill).

L’avvocato Linn Wood, nel frattempo, posta una foto del presidente americano con i suoi fedelissimi e scrive: “Il presidente Abraham Lincoln circondato dai suoi aiutanti FIDATI”. Poi riposta subito dopo, ma con un testo diverso: “Il presidente Donald Trump circondato dai suoi aiutanti di cui NON si può fidare“. Dunque mentre il consulente legale di Trump fa venire dubbi anche sulla squadra che appare in pubblico più vicina al presidente, andiamo a vedere cosa sta accadendo in seno al Partito repubblicano americano.

Il post di twitter dell'avvocato Lin Wood

Il post di twitter e la correzione dell’avvocato Lin Wood

Oltre 140 rappresentanti il GOP a favore di Trump

Sono almeno 140 membri repubblicani della Camera dei Rappresentanti ad essere pro Trump. Sono i rappresentanti del GOP (Grand Old Party, nome che viene dato al Partito Repubblicano) che hanno fatto sapere di voler lottare per la sfida del Collegio Elettorale promossa dal deputato Mo Brooks al fine di bocciare i voti degli Stati americani dove sembra si siano presentate le frodi elettorali.

Le elezioni presidenziali del 2020 sono “caratterizzate da accuse senza precedenti di frode elettorale, violazioni e lassismo nell’applicazione della legge elettorale e altre irregolarità di voto”, é quanto scrivono in una dichiarazione congiunta i senatori del GOP Ted Cruz, Ron Johnson, Marsha Blackburn, Steve Daines, John Kennedy, James Lankford e Mike Braun, i quali si sono uniti a Josh Hawley nell’obiezione alle votazioni del collegio elettorale il 6 gennaio, insieme ai 4 senatori eletti Cynthia Lummis, Roger Marshall, Bill Hagerty e Tommy Tuberville. Il gruppo respingerà “gli elettori degli stati contesi”.

I senatori inoltre specificano che le “accuse non sono credute solo da un singolo candidato”, ma sono molto diffuse perché, come viene descritto in un sondaggio Reuters/Ipsos: oltre un terzo degli americani, quindi il 39%, crede che le elezioni siano state truccate.

Aggiungono anche che “questa convinzione è sostenuta dai repubblicani (67%), dai democratici (17%) e dagli indipendenti (31%)”.

Che cosa accadrà?

Per quello che concerne la procedura, come spiega il “National file”, “se un senatore degli Stati Uniti si unisce all’obiezione per iscritto, la sessione congiunta del Congresso si interromperà e la Camera e il Senato esamineranno in modo indipendente se ogni Stato contestato debba contare i propri voti elettorali”.

Ma andiamo oltre, perché se all’obiezione dei 140 membri repubblicani della Camera si unisce anche un senatore, in questo caso Josh Hawley, il quale già lo ha apertamente dichiarato, e nel frattempo la Camera guidata dai democratici non è d’accordo con il Senato, che invece é a guida repubblicana, accadrebbe un evento alquanto imprevisto.

Quanto stiamo per vedere a breve non avveniva dal 1800, quando ci fu l’elezione di Thomas Jefferson, ma non va dimenticato che anche nel 1824 ci fu la “contesa” che portò invece alla vittoria di Andrew Jackson.

Tornando al 2020, ci dovrebbe essere dunque lo scontro su quali stati devono contare i voti elettorali, ed il vicepresidente USA Mike Pence, che é anche presidente del Senato, potrebbe dare un voto di rottura. Pence può estromettere i voti elettorali dagli stati che hanno in essere contestazioni e accuse, questo porterebbe di fatto ad una “non elezione”, perché nessuno dei, Donald Trump e Joe Biden, raggiungerebbe i 270 voti richiesti.

Così si dovrà tenere un’elezione contingente con la Camera che voterebbe legata al quorum degli stati, questo significa che ogni stato può ricevere in pratica un solo voto. Le previsioni su questa ipotesi portano alla rielezione del presidente Trump.

 

 

 

 

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