Mascherine obbligatorie all’aperto: “evitare obblighi non supportati da prove scientifiche”

Dottori e scienziati scrivono una lettera nella quale allegano studi che specificano perché l’uso della mascherina andrebbe spinto solo fin dove sia chiaro che i benefici sanitari prevalgono sui danni.

Infatti, come spiegano, “la resistenza all’espirazione di una maschera tenuta a lungo aumenta la ri-inalazione dei propri virus, in un circolo vizioso che aumenta la carica, che può così raggiungere gli alveoli, dove le difese immunitarie innate sono carenti”.

I dottori affermano che il DPCM che dispone l’obbligo di uso continuativo di mascherine anche all’aperto non tiene atto della situazione epidemiologica nazionale, inoltre che sul tema si é sviluppato “un serio dibattito scientifico, basato sulle prove oggi disponibili“. Chiedono dunque “di evitare obblighi non supportati da prove scientifiche né da un ragionamento bilanciato”, ed auspicano l’apertura di un ampio dibattito.

D’altronde anche Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria, membro del Comitato tecnico-scientifico (Cts) aveva dichiarato che “l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto è un richiamo. Non importa se scientificamente ha senso oppure no. È un segnale di attenzione per noi stessi e per la comunità”.

Anche il CDC americano scrive: “Nella nostra analisi sistematica abbiamo identificato 10 studi controllati randomizzati che riportano misurazione dell’efficacia di maschere facciali nel ridurre le infezioni di virus influenzale confermate in laboratorio all’interno di un gruppo, basandoci sulla letteratura disponibile dal 1946 al 2018. Nell’insieme degli studi considerati NON È STATA RISCONTRATA RIDUZIONE SIGNIFICATIVA NELLA TRASMISSIONE DELL’INFLUENZA CON L’USO DI MASCHERINE. (RR 0.78, 95% CI 0.51–1.20; I2 = 30%, p = 0.25)”.

cdc studio mascherine
Nonpharmaceutical Measures for Pandemic Influenza in Nonhealthcare Settings—Personal Protective and Environmental Measures

Inoltre sempre in uno degli ultimi studi di luglio del CDC, Community and Close Contact Exposures Associated with COVID-19 Among Symptomatic Adults ≥18 Years in 11 Outpatient Health Care Facilities”, ne abbiamo inoltre parlato nel nostro post Circa l’85% dei contagiati sintomatici Covid19 indossava una mascherina. Lo studio del CDC, risulta che il 70,6% degli intervistati aveva riferito di indossare “sempre” una mascherina, mentre il 14,4% affermava di indossarla “spesso”. Quindi un totale dell’85% dei pazienti COVID-19 sintomatici esaminati ha riferito di indossare la mascherina abitualmente.

studio cdc americano mask sintomatic
Community and Close Contact Exposures Associated with COVID-19 Among Symptomatic Adults ≥18 Years in 11 Outpatient Health Care Facilities

Le regole attuali

L’uso dei dispositivi di protezione individuale è diventato obbligatorio all’aperto e nei luoghi chiusi. E’ quanto prevede il nuovo Decreto firmato dal presidente del Consiglio dei ministri. Il Dpcm prevede che le protezioni per le vie respiratorie (e cioé quelle che chiamiamo ‘mascherine’) vadano sempre portate con sé ed indossate quando ci si trovi a contatto con altre persone che non risultino congiunti. Ma l’obbligo decade quando “le caratteristiche dei luoghi o le circostanze di fatto” garantiscano in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto alle persone non conviventi: la mascherina va quindi indossata quando si sta in strada o in piazza, mentre nelle zone isolate bisogna essere pronti a metterla se si incontrano altre persone.

Anche il Ministero della salute dal suo portale scrive: “Disposto l’obbligo, su tutto il territorio nazionale, di portare con sé i dispositivi di protezione delle vie respiratorie e di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande”.

Sono esclusi dall’obbligo: i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva; i bambini di età inferiore ai sei anni; i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonchè per coloro che per interagire con loro versino nella stessa incompatibilità.

La lettera dei medici, dottori e ricercatori

Ve la proponiamo qui sotto, é raccolta da quotidianosanita.it

Gentile Direttore,

apprendiamo con sconcerto che il prossimo DPCM potrebbe disporre l’obbligo di uso continuativo di mascherine anche all’aperto. La decisione ha subito un’accelerazione in pochi giorni, senza che la situazione epidemiologica nazionale lo giustifichi e senza che sul tema si sia sviluppato un serio dibattito scientifico, basato sulle prove oggi disponibili.

La posizione del Governo italiano (ispirata alle indicazioni OMS) è stata sinora ragionevole: obbligo di protezioni delle vie respiratorie, anche lavabili, in luoghi chiusi accessibili al pubblico compresi i mezzi di trasporto, e comunque quando non si possa garantire il mantenimento della distanza di sicurezza. In proposito l’OMS precisa utilmente “per un periodo consistente”, poiché l’avvicinamento fugace all’aperto di un soggetto anche infetto non configura rischi particolari. [NB: autorità politiche e sanitarie indicano in genere il tempo di ~15’ perché il rischio di trasmissione da “contatto stretto” abbia ragionevoli possibilità di concretizzarsi, e l’app Immuni è impostata per segnalare un rischio di contagio in base a questa tempistica].

Riteniamo che tale posizione andrebbe mantenuta e fatta rispettare, senza forzature, nell’interesse della salute e della credibilità delle istituzioni, oltre al messaggio di non soffermarsi comunque oltre al necessario in luoghi chiusi frequentati e poco ventilati.

Purtroppo l’assenza di dibattito scientifico sul tema ha portato a vivere le mascherine in modo unilaterale come “un piccolo discomfort per ottenere grandi benefici individuali e collettivi”. Invece le prove disponibili mostrano che sono un compromesso anche per la salute, da spingere solo fin dove sia chiaro che i benefici sanitari prevalgono sui danni.

Oltre agli effetti protettivi delle maschere, indiscutibili in condizioni di alto rischio, l’OMS indica 11 potenziali danni o svantaggi delle maschere, ma non segnala quello che può essere il maggiore, a carico di infetti da SARS-CoV-2 non di rado inconsapevoli, perché a-/pre-o pauci-sintomatici (v.https://www.bmj.com/content/bmj/369/bmj.m2003.full.pdf; e https://repo.epiprev.it/index.php/download/mascherine-chirurgiche-in-comunita-allaperto-prove-di-efficacia-e-sicurezza-inadeguate/).

Infatti la resistenza all’espirazione di una maschera tenuta a lungo aumenta la ri-inalazione dei propri virus, in un circolo vizioso che aumenta la carica, che può così raggiungere gli alveoli, dove le difese immunitarie innate sono carenti. Lì il virus si può moltiplicare molto e quando, a 10-12 giorni dall’infezione, arrivano gli anticorpi delle difese adattative, trovando grandi quantità di virus scatenano una violenta infiammazione e possono aggravare la Covid-19.

Le revisioni sistematiche hanno finora identificato un solo RCT sull’efficacia delle maschere (soprattutto) all’aperto nel prevenire infezioni respiratorie, in pellegrini Australiani alla Mecca, e il bilancio netto per i gruppi randomizzati a indossarle è stato in tendenza sfavorevole. In attesa di prove ulteriori, una corretta applicazione del principio di precauzione dovrebbe sconsigliare di norma l’uso di mascherine all’aperto, salvo per brevi periodi dove sia inevitabile restare a meno di un metro da altri per tempi non trascurabili.

Si chiede dunque di evitare obblighi non supportati da prove scientifiche né da un ragionamento bilanciato, auspicando invece l’apertura di un ampio dibattito che consideri le migliori prove oggi disponibili e programmi le ulteriori ricerche necessarie.

Ciò non mette in discussione l’opportunità di mantenere le distanze fisiche (e l’igiene delle mani), e di non derogare a tale regola chiave per periodi consistenti.

In generale le misure di sanità pubblica, ancor più se si intende renderle vincolanti, andrebbero precedute da ricerche valide (studi randomizzati controllati pragmatici, o studi con disegni assimilabili) indipendenti, che stabiliscano un equilibrato bilancio netto tra benefici attesi e possibili danni.

Alberto Donzelli

Medico specialista in Igiene e Medicina Preventiva e Scienza dell’Alimentazione, già Direttore Servizio Educazione Appropriatezza ed EBM ex ASL Milano – Consiglio Direttivo e Comitato Scientifico Fondazione Allineare Sanità e Salute

Donato Greco

Medico specialista in Malattie Infettive e Tropicali, Igiene e Medicina Preventiva e Statistica Sanitaria, già Direttore Centro Nazionale Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute Istituto Superiore di Sanità e poi Direttore Generale Prevenzione Sanitaria Ministero Salute

Adriano Cattaneo

Medico Epidemiologo, già Ricerca su Servizi Sanitari e Salute Internazionale, Centro Collaboratore OMS per Salute Materno Infantile, Istituto per l’Infanzia, Trieste – membro Gruppo di Coordinamento NoGrazie

Fiorella Belpoggi

Direttrice Scientifica –Istituto Ramazzini – Bologna

Paola Zambon

Medico specialista in Medicina del Lavoro e in Allergologia, già Direttore Registro Tumori Veneto, ricercatore senior Università Padova, membro del Comitato Scientifico ISDE Italia

Antonio Bonaldi

Medico specialista in Igiene e Medicina Preventiva, già Direttore sanitario di Aziende Ospedaliere/Universitarie (Verona, ICP Milano, Monza, Bergamo)

Monica Sutti

Medico di Medicina Generale, specialista in Medicina Interna, Presidente della Fondazione Allineare Sanità e Salute

 

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