Uno studio pubblicato online sulla rivista JAMA (marzo 2021), condotto su 3.659 pazienti in ben 29 paesi, é servito a valutare l’incidenza e la natura degli eventi avversi e l’attuale pratica dell’intubazione nei pazienti critici.

Lo studio, “Intubation Practices and Adverse Peri-intubation Events in Critically Ill Patients From 29 Countries”, ha coinvolto anche il gruppo di Anestesiologia e Terapia Intensiva dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, diretto dal professor Paolo Pelosi.

Alcuni pazienti, sottoposti a intubazione intraospedaliera, che erano ricoverati nelle terapie intensive (UTI) e nei Pronto soccorso di 197 centri (in 5 continenti), sono stati arruolati al fine di comprendere quali strategie si possono associare ad una maggiore sicurezza rispettivamente alle procedure di intubazione e le metodiche per liberare i pazienti dalla ventilazione meccanica.

Come apprendiamo da JAMA dunque: “In questo studio osservazionale prospettico che ha incluso 2.964 pazienti provenienti da 197 siti in 29 paesi dal 1 ottobre 2018 al 31 luglio 2019 (il 28 agosto 2019 è stato il follow-up finale), si è verificato almeno un evento clinico maggiore dopo l’intubazione nel 45,2% dei pazienti, inclusa instabilità cardiovascolare nel 42,6%, ipossiemia grave nel 9,3% e arresto cardiaco nel 3,1%”.

L’esito primario era l’incidenza di eventi avversi maggiori che si verificano entro 30 minuti dall’inizio della procedura di intubazione, e quindi, come riporta la ricerca:

  • “instabilità cardiovascolare (o: pressione sistolica <65 mm Hg a almeno una volta, <90 mm Hg per >30 minuti, nuova o aumentata necessità di vasopressori o bolo fluido >15 mL/kg),
  • grave ipossiemia (saturazione periferica di ossigeno <80%) o arresto cardiaco.

Gli esiti secondari includevano la mortalità in unità di terapia intensiva”.

Risultati dello studio

“Dei 3659 pazienti sottoposti a screening, sono stati inclusi 2964 (età media, 63 anni; range interquartile [IQR], 49-74 anni; 62,6% uomini) da 197 siti nei 5 continenti. La ragione principale dell’intubazione era l’insufficienza respiratoria nel 52,3% dei pazienti, seguita da danno neurologico nel 30,5% e instabilità cardiovascolare nel 9,4%. I dati sugli esiti primari erano disponibili per tutti i pazienti. Tra i pazienti dello studio, il 45,2% ha manifestato almeno 1 evento avverso maggiore peri-intubazione. L’evento predominante è stato l’instabilità cardiovascolare, osservata nel 42,6% di tutti i pazienti sottoposti a intubazione d’urgenza, seguita da ipossiemia grave (9,3%) e arresto cardiaco (3,1%). La mortalità complessiva in terapia intensiva è stata del 32,8%”.

Sono stati quindi osservati frequentemente eventi avversi maggiori, “in particolare l’instabilità cardiovascolare”.

https://jamanetwork.com/journals/jama/article-abstract/2777715

https://www.ospedalesanmartino.it/area-stampa/news/item/1332-pubblicati-su-jama-due-nuovi-studi-del-policlinico.html