Da Andrea Ippolito

“Lo sport, oltre alla visione che ha di gioco competitivo, andrebbe visto non solo come attività motoria finalizzata al benessere ed alla salute della persona, ma anche e soprattutto come strumento per la promozione del valore educativo che oggi troppo spesso vediamo trascurato.

Lo sport va visto come fonte inesauribile di educazione e di modalità di trasmissione dei contenuti (metodi di insegnamento), affinché i rapporti tra il gruppo sportivo, individuo, insegnante di sport, società, etc., siano congrui ed efficaci allo stesso tempo.

Se riconosciamo allo sport il valore educativo che ha, bisogna riflettere che va praticato anche e soprattutto da chi considerato meno “capace”. Chi non é accettato DEVE trovare nello sport accoglienza, affinché l’inclusione diventi un diritto e non qualcosa da conquistare.

Perché far parte di un gruppo sportivo sano consente all’individuo di crescere ed attraverso la competizione rafforzarsi per le nuove sfide che la vita gli porrà davanti. Chi si sente timido o crede di esserlo, attraverso lo sport può sperimentare nuovi ruoli, acquisire la comprensione dell’esistenza di nuove dinamiche fino ad allora inesplorate e magari diventare leader.

Riconoscere la funzione educativa che ha lo sport ci fa rendere conto che far parte veramente di un gruppo spinge tutti alla cooperazione per il raggiungimento di obiettivi condivisi. Perché se in una squadra un compagno è in difficoltà, ci sarà sempre un altro atleta a sorreggerlo.

Lo sport diventa modello di riferimento con le sue figure chiave: i maestri di sport, che sono veri educatori sportivi e sono essi stessi modello di riferimento, non solo per i più piccoli, ma anche per gli adulti”.

Andrea Ippolito

IMMAGINE DI COPERTINA: Il gioco della campana in un dipinto di fine Ottocento del pittore francese Théophile Emmanuel Duverge