La protesta delle scuole calcio per la ripresa delle attività sportive

Molte società sportive hanno già comunicato ai loro associati che non riapriranno e che la ripresa delle attività sarà rimandata a settembre, sperando in regole più chiare ed auspicando la fine dell’epidemia.

Ma nel frattempo la ripartenza del 25 maggio sta comunque creando non pochi problemi a chi ha sulle spalle le spese di gestione quotidiane e mensili alle quali far fronte. E di questo si lamentano anche le palestre e le scuole di danza.

E’ inutile dire che tutto ciò mette seriamente a rischio l’economia della maggior parte delle associazioni e società sportive.

D’altronde le parole di Vito Tisci sono chiare quando dice di aver chiesto “di fare un protocollo per le scuole calcio con tutte le linee guida del caso”. Il presidente del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC afferma che “si può fare allenamento individuale con quattro o cinque atleti per gruppo. Si può fare attività motoria. Non si può usare il pallone, non si può fare la doccia”. Poi specifica le altre regole per la sicurezza: “il genitore deve autocertificare che il figlio ha avuto o meno il Covid-19. Non si possono fare assembramenti e bisogna usare i dispositivi di sicurezza, come guanti e mascherine. Bisogna misurare la temperatura e deve essere presente un medico sul campo”.

Ma dopo le proteste delle scuole calcio italiane ha però dovuto rettificare con quella che però sembra una frase paradossale: “Si può usare il pallone, ma non si potranno fare i colpi di testa“.

Napoli, la protesta dei centri sportivi e delle scuole calcio

Qualche giorno fa si sono radunati davanti il Palazzo della Regione 85 centri sportivi e scuole calcio da tutta la Campania.

La protesta pacifica ha visto i rappresentanti delle rispettive società (SSD) e associazioni (ASD) avanzare istanze più che giustificate:

  • una richiesta di aiuti da rivolgere e destinare al settore sportivo e quello calcistico, che vede oggi i bambini doversi allenare da parte, senza poter marcare i compagni di gioco, evitando le partite.

Qui si tratta non solo dell’impossibilità nel rispettare le norme, ma anche di capire che presto i piccoli atleti verranno travolti dalla noia, dallo sconforto e dalla disaffezione, derivante purtroppo proprio dal non poter giocare con gli amici.

“Falsa partenza” dunque per grande parte dello sport italiano e campano.

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Il gruppo di centri sportivi e scuole calcio é seguito dall’Avvocato Fabio Cristarelli, che fa parte del consiglio direttivo del Casoria Calcio e da Umberto Marino, ex portiere del CTL Campania (portavoce di questo movimento).

 

 

 

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