Il Belgio ha 30 giorni per concludere definitivamente con le misure restrittive della pandemia, ad ordinarlo é direttamente il Tribunale di primo grado di Bruxelles, il quale scrive che la base giuridica delle norme messe in piedi é insufficiente.

Il giudice di Bruxelles ha stabilito mercoledì, in seguito ad un ricorso della League for Human Rights, che tutte le misure sul coronavirus non hanno fondamento giuridico e che quindi il Governo ha due possibilità: o fornisce la base giuridica o deve ritirare definitivamente le misure restrittive emanate. Inoltre, ad ogni giorno di superamento dalla scadenza dei 30 giorni lo Stato belga dovrà pagare una sanzione di 5.000 euro, fino al massimo di 200.000 euro.

La causa della Lega per i diritti umani riguardava la contestazione dell’utilizzo dei decreti ministeriali, senza passaggio dal parlamento. Nel frattempo però il ministro dell’Interno Annelies Verlinden (CD&V) annuncia che presenterà ricorso.

Infatti é ancora possibile presentare ricorso contro la sentenza del tribunale, ma – come descrive The Brussels Times – trattandosi di una sentenza sommaria, l’appello non sospenderebbe l’esecuzione della sentenza.

La Camera discuterà comunque la legge belga sulla pandemia, ma pare che questa sentenza non farebbe altro che affrettare i tempi per la sua approvazione in parlamento – come scrivono al De Standaard – a tal proposito alcuni esperti in materie giuridiche hanno sollecitato lo Stato belga ad anticiparsi, anche perché si tratta di sancire la base giuridica permanente per consentire anche in futuro di adottare questo tipo di misure restrittive durante un’altra eventuale pandemia.

“Sono necessarie misure contro il Coronavirus ed il governo deve proteggerci da quel virus, ma abbiamo sempre detto che deve essere nel rispetto dei nostri diritti fondamentali e al momento non è così”, ha dichiarato a VRT la presidente della Lega per i diritti umani, Kati Verstrepen.

La legge principale, su cui il Ministro dell’Interno si è basato per adottare le misure di contrasto alla pandemia, è quella del 15 maggio 2007 sulla società civile. Questa legge riguarda le misure di evacuazione adottate a seguito del disastro di Ghislenghien. Il tribunale di primo grado – come scrive Le Soir – rileva, nell’ordinanza emessa il 31 marzo (2021), che questa legge definisce “in modo restrittivo e prevedibile i poteri così conferiti all’esecutivo”, e che la fattispecie relativa al Covid non è disciplinata da tale legge.

La chiusura dei vari esercizi, da quelli culturali e ricreativi a quelli sportivi e di ristorazione, insieme alla sospensione dell’obbligo scolastico, alla limitazione delle riunioni pubbliche o private, le misure restrittive delle libertà costituzionali e dei diritti umani, emanate dal decreto ministeriale del 28 ottobre 2020 e dai suoi successivi decreti – afferma ancora il tribunale – “non sembrano fondarsi su un sufficiente diritto”.