Daniela Lucangeli: “Incoraggiare l’altro corregge più di 98 rimproveri”
Gennaio 12, 2021 216 Visualizzazioni

Daniela Lucangeli: “Incoraggiare l’altro corregge più di 98 rimproveri”

“Se un insegnante ci fa sorridere, nella nostra memoria si imprimerà questa informazione: ‘ti fa bene, cercalo ancora’. Se, invece, mentre studiamo sperimentiamo ansia, stress, paura, noia, la nostra memoria immagazzinerà questa informazione: ‘ti duole, scappa’. E il mattino dopo, quando il professore ci interrogherà, ci ritroveremo a fare i conti con quelle emozioni”.

Senza ombra di dubbio questo é anche il nostro pensiero, ad esprimerlo é però direttamente la prof. di Psicologia dello sviluppo Daniela Lucangeli che ha descritto anche come la scuola influisca sia sulla preparazione dei bambini, ma anche soprattutto sulle persone che sono e che diventeranno, perché vengono nutriti, vengono cambiati e plasmati.

In questo nostro post vogliamo esaltare non solo il ruolo sociale dell’insegnante, maestro, istruttore, formatore etc., senza categorizzarlo/a in settori, ma dando appunto “peso” a chi si occupa della vita e della formazione dei più piccoli, dalla scuola alla musica, dallo sport al teatro, nonché attraverso altre attività.

La Prorettrice dell’Università degli Studi di Padova spiega anche che proprio perché dalla scuola i piccoli vengono nutriti, cambiati e plasmati, “é importantissimo che gli adulti che affiancano i bambini nel loro percorso di crescita e di apprendimento siano ben consci dell’enorme potere che è nelle loro mani“.

La Lucangeli é stata intervistata dal magazine “VITA” dove ha chiarito alcuni aspetti che riguardano proprio la scuola, in quella che lei chiama: una “pandemia silente di disturbi del neuro sviluppo”.

E’ nel suo libro “A mente accesa“, edito da Mondadori, che l’esperta di psicologia dell’apprendimento, dice che in una classe di 25 bambini, in media 4 o 5 presentano vulnerabilità.

Madri consapevoli ed informate

La professoressa parlando di “pandemia silente di disturbi del neuro sviluppo” elenca i più comuni ricordando che questi “sono ritardo mentale, disturbo dello spettro autistico, DSA o disturbi della memoria e dell’attenzione, del comportamento e dell’iperattività”. Poi pone l’attenzione sulle “vulnerabilità della sfera emozionale e affettiva”. Spiega nelle motivazioni che “alcuni fattori ambientali sembrano interferire con l’organizzazione del cervello proprio nel momento in cui esso si forma, confondendo i segnali che i neuroni ricevono” e aggiunge che é necessario fare un grosso lavoro di prevenzione perché se il segnale é disturbato i neuroni non si possono spostare in maniera corretta verso le sedi di destinazione.

La Lucangeli dice che secondo lei é “assolutamente necessario desiderare e lottare per un mondo in cui le madri siano consapevoli e informate”, pertanto é fondamentale la prevenzione primaria, e quindi che i piccoli: “mangino cibi sani (coltivati senza pesticidi) e seguano una dieta equilibrata; evitino di passare la giornata attaccate al cellulare, al tablet, appoggiando il pc sulla pancia; riducano lo stress o, quanto meno, cerchino di dominarlo, ove possibile”. Poi spiega che “se il disturbo c’è, non si guarisce, però lo si può compensare, ma occorre fare in fretta”. Ricorda inoltre dei primi mille giorni di vita del bambino, periodo all’interno del quale “la neuroplasticità è massima ed è possibile ottenere il meglio dalla traiettoria evolutiva delle funzioni cerebrali”.

L’influenza degli insegnanti sul neurosviluppo

Gli insegnanti hanno un’influenza che “non si esaurisce nella trasmissione di nozioni o insegnamenti ma che, impattando sulle reti neuronali dell’altro, impatta sulla maturazione della sua individualità”, afferma l’esperta che dà molto peso agli adulti che affiancano i bambini nel loro percorso di crescita e di apprendimento, infatti ritiene che debbano essere “ben consci dell’enorme potere che è nelle loro mani”.

“Tutto interferisce con il nostro epigenoma, inducendo trasformazioni nel funzionamento del nostro cervello”, quindi, come fa sapere la professoressa, tutto ciò che ci circonda, che osserviamo, che leggiamo, che assaggiamo, che viviamo. Il tutto insomma induce “trasformazioni nel funzionamento del nostro cervello. Non è romanticismo, ma scienza. Quando un insegnante supporta un bambino induce una trasformazione nelle sue reti neuronali, nel suo connettoma“.

Sulla scuola e le emozioni legate all’apprendimento

I bambini “non sono vasi da riempire di informazioni”, afferma la Lucangeli. Siamo pienamente d’accordo ed aggiungiamo che sarebbe opportuno valutare anche quali informazioni vengono fornite.

“Gli studenti sono in alert costante a causa dei giudizi che accompagnano la valutazione, delle continue verifiche, delle scadenze che si accavallano e per l’impossibilità di dedicare tempo a ciò che amano. Emozioni e apprendimento sono collegati: se mentre apprendiamo proviamo un’emozione, ogni volta che recuperiamo dal magazzino della nostra memoria l’informazione, inevitabilmente, riattiviamo anche l’emozione stessa. Questo perché nelle situazioni emotive amigdala e ippocampo lavorano in sinergia, influenzandosi a vicenda e rendendo possibile l’incontro tra emozione e memoria”, afferma la Prorettrice al magazine VITA. Poi spiega anche un altro passaggio determinante per l’apprendimento e per la memoria, infatti  ci fa sapere che “se un insegnante ci fa sorridere, nella nostra memoria” rimarrà impressa una informazione di benessere e di piacere e che quindi saremo invitati a cercare ancora quella situazione e quella informazione: “ti fa bene, cercalo ancora“. Ma che se viviamo “ansia, stress, paura, noia, la nostra memoria immagazzinerà” informazioni negative che porteranno alla fuga, quindi: “ti duole, scappa“.

Emozioni negative e rimedi

E’ facile, lo pensiamo anche noi: usare toni gentili, una timbrica vocale adeguata alle situazioni, mostrarsi affabili e dolci, insomma utilizzare il nostro linguaggio del corpo, ed il nostro paraverbale, per dare benessere agli altri e non certamente per trasmettere fattori stressogeni negativi, o peggio ancora traumatici.

Ed appunto Lucangeli dice che “bastano trenta secondi di abbraccio. E se ora, in epoca Covid-19, non ci si può toccare, va bene un sorriso”, far capire che si é presenti, presentare “una voce gentile e premurosa che mostri all’altro che gode della nostra considerazione e della nostra attenzione”.

Incoraggiare l’altro guardandolo negli occhi corregge più di novantotto rimproveri” la reputiamo una frase determinante per chi si occupa di apprendimento, soprattutto per chi vuole fare bene il suo mestiere di insegnante, ma anche per chi fa il mestiere del genitore. Perché, come dice l’esperta di psicologia dell’apprendimento: “anche davanti ad un errore è importante che gli allievi sentano che i loro insegnanti sono lì per accompagnarli, per supportarli nell’apprendimento, per fornire loro ciò di cui hanno bisogno…la scuola non influisce solo sulla preparazione dei nostri bambini, ma sulle persone che sono e diventeranno: li nutre, li cambia, li plasma”.

 

FONTE:

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