Pietro Luigi Garavelli primario ospedale di Novara

Il primario della Divisione di Malattie Infettive dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, Pietro Luigi Garavelli, chiarisce alcuni concetti chiave di questa fase dell’epidemia di Covid, tra questi il lockdown, i vaccini ed i farmaci che si stanno utilizzando.

Nell’intervista di Affari italiani Garavelli afferma che il “Covid è una patologia respiratoria di una certa importanza” ma che non si discosta da certe influenze, ricorda che “entrambe hanno forme asintomatiche e pauci sintomatiche nell’80% dei casi, con ospedalizzazione nel 5%, 10% dei colpiti e una mortalità dell’1%”. Poi dice che con il Covid bisogna convivere, anche perché ci vorranno anni prima che riduca la sua virulenza, inoltre che bisogna intervenire curando a casa, ma rispettando “le misure prudenziali”.

Il primario conferma anche che “ormai Sars-Cov-2 è presente nella popolazione tutto l’anno” e che “i portatori sani” in Italia sono milioni. Proprio per questo – afferma – abbiamo “brevi ondate epidemiche a scadenza di mesi le une dalle altre”.

Parla inoltre della mutevolezza del virus e della normalità della cosa, infatti sulle varianti conferma: “Quante migliaia ce ne saranno in questo momento? Non lo sappiamo!”.

Sulla vaccinazione il medico é molto duro e specifica il fatto che non sia normale vaccinare durante una epidemia: “non si vaccina mai durante una epidemia – ammonisce – è una cosa che si impara al primo anno di specializzazione”. Il perché é legato proprio al fatto che “facendo vaccini contro le spike che mutano” non si ha speranza di “arrivare” prima del virus, proprio perché “reagirà mutando, producendo varianti”. Il primario, che ricordiamo non é contrario ai vaccini, é però critico nel modo in cui si stanno utilizzando, infatti ricorda che non c’é speranza che siano risolutivi.

Chiudere la società e la vita a tratti non ha davvero senso
Riguardo il lockdown il primario spiega che potrebbe funzionare se nello stesso spazio di tempo in tutte le parti del mondo le persone “si vaccinassero contestualmente con un vaccino risolutivo”.
“Il lockdown è una misura di isolamento – afferma ancora – che serve per patologie da contatto, come l’Ebola”, ricorda inoltre che il virus Sars-Cov-2 (essendo un patogeno nuovo) deve trovare “la sua collocazione nell’ambiente umano”, perché muta costantemente e per ridurre la sua virulenza “ci vorranno forse anni”.

“In pratica, dobbiamo conviverci – dice Garavelli – rispettare le misure prudenziali e, oserei dire, curare a casa. Chiudere la società e la vita a tratti, non ha davvero senso”.

Anche se il novembre scorso alla Gazzetta d’Asti aveva precisato che “dal punto di vista clinico il lockdown non funziona” e che “non si tratta di una cura”, ma che lo si fa per evitare che la sanità collassi”. Diceva ancora che “negli ultimi anni il sistema sanitario” aveva subito grossi tagli e gli ospedali non erano quindi “in grado di poter rispondere alla grande massa di malati con necessità di cure ospedaliere”. Ma Garavelli specificava meglio ancora affermando che “se il virus non modificherà la sua aggressività azzerando la trasmissione, se non sussistono condizioni esterne, cura o vaccino il lockdown non può funzionare perché, persistendo il virus nell’ambiente, quando la popolazione si riespone questa si ricontagerà”.

L’ivermectina ed il Covid

Riguardo l’ivermectina, l’infettivologo dice che in sud America la utilizzano al posto della idrossiclorochina “ma a dosaggi molto più elevanti di quanto facciamo noi”, anche perché qui in Italia viene “utilizzata solo dai veterinari per sverminare i cani”. Negli umani é utilizzata comunque per le patologie come la scabbia norvegese, la filariasi, la strongiloidiosi disseminata e l’oncocerchiasi.

Anche a Byoblu, il primario dell’ospedale di Novara, descrive l’ivermectina dicendo che “è utilizzabile nella profilassi farmacologica” e che é “sempre più utile man mano che i vaccini stanno perdendo di efficacia a causa della mutazione del virus”. Inoltre – aggiunge – “si rivela preziosa anche nel curare le manifestazioni croniche della malattia che riguardano circa il 30% dei pazienti, il cosiddetto long covid o covid cronico, in cui i pazienti si trascinano a lungo diversi sintomi come febbricola e difficoltà respiratorie”. Sempre a Byoblu ha affermato, tra le altre cose, che il “Covid va affrontato in modo pragmatico senza paura e senza chiudersi in casa”.

Sulle cure a domicilio

Garavelli, riguardo le prime cure contro il Covid é molto chiaro e descrive – sempre ad Affari italiani – cosa fa il suo team di lavoro. Conferma di aver usato l’idrossiclorochina “con successo” e di essersi reso conto che “funzionava nelle fasi precoci della malattia”. Aggiunge poi che il suo gruppo di lavoro “non attende nemmeno l’esito del tampone, perché si perde tempo prezioso” e che ai primi sintomi viene somministrato il Plaquenil, inoltre che con questo metodo si ha una riduzione di circa il 10% dei ricoveri delle persone trattate precocemente.

Pietro Luigi Garavelli parla anche dell’infettivologo Didier Raoult e lo definisce “forse il più grande infettivologo al mondo”, ponendo l’accento sul peso che ha la sua presa di posizione (di Raoult) a favore di idrossiclorochina. Poi fa presente che nelle linee guida cinesi “l’unico farmaco autorizzato è la clorochina”, poi domanda: “Cosa hanno dato, secondo voi, in India, nei paesi arabi, in Africa?”

FONTI:
  • https://www.affaritaliani.it/coronavirus/covid-garavelli-vaccino-non-risolutivo-il-lockdown-cosi-inutile-729858_pg_2.html?refresh_ce
  • https://www.gazzettadasti.it/tre-domande-a/tre-domande-a-pietro-luigi-garavelli-primario-della-divisione-di-malattie-infettive-dellospedale-maggiore-della-carita-di-novara
  • https://www.byoblu.com/2021/03/10/livermectina-puo-essere-utilizzata-anche-contro-i-postumi-del-covid-pietro-luigi-garavelli/