Covid-19: Hanno azzerato “la mortalità per qualsiasi patologia naturale”

Covid-19: Hanno azzerato “la mortalità per qualsiasi patologia naturale”

Da The italian tribune

“All’obitorio comunale di Genova i morti per patologie diverse dal Covid-19 sono praticamente scomparsi”, lo dichiarava a Primocanale il prof. Alessandro Bonsignore, presidente dell’ordine dei medici della Liguria.

In Italia si è deciso di inserire nei casi di Coronavirus tutti quelli che sono stati scoperti positivi o durante la vita o anche nel post mortem. Così noi stiamo azzerando la mortalità per qualsiasi patologia naturale che sarebbe occorsa anche in assenza del virus”, aggiungeva il professore.

Era appunto il 27 aprile 2020 quando il presidente dell’OMCEOGE e Professore Aggregato di Medicina Legale presso l’Università degli Studi di Genova veniva intervistato da Primocanale e spiegava, tra le altre cose, che anche “in epoca pre Covid la Liguria aveva un tasso di mortalità superiore rispetto alle altre regioni”, ma che la percentuale era rimasta invariata anche dopo l’emergenza Covid e che quindi la Liguria all’epoca (aprile 2020) non era “maglia nera in Italia e tanto meno in Europa”.

Bonsignore continuava ricordando che “i dati che gli scienziati” tenevano in considerazione erano “quelli dei nuovi ospedalizzati, il numero dei nuovi positivi e il numero dei ricoverati in terapia intensiva”. Inoltre annunciava che é in corso proprio un progetto “ideato dal professor De Stefano, direttore del dipartimento di Medicina legale dell’Università di Genova” dedicato ad “una rivalutazione delle strategie di attribuzione dei decessi”.

Guarda l’intervista di PrimoCanale cliccando qui: Polemica sui numeri del Coronavirus, Bonsignore: “Non ci sono più morti per altre patologie”

Ma cosa diceva l’OMS

Inutile ricordare che, come abbiamo ripetuto in numerosi post, già l’OMS scriveva, all’interno del breafing scientifico del 9 luglio 2020, quanto segue: “Il rilevamento dell’RNA mediante saggi basati sulla reazione a catena della polimerasi a trascrizione inversa (RT-PCR) NON È NECESSARIAMENTE INDICATIVO di virus competente per la replicazione e l’infezione che potrebbe essere trasmissibile e in grado di causare l’infezione”. E ancora: “Il rilevamento dell’RNA virale non significa necessariamente che una persona sia infettiva e in grado di trasmettere il virus a un’altra persona. Studi sull’utilizzo di colture virali di campioni di pazienti per valutare la presenza di SARS-CoV-2 infettiva sono attualmente limitati”.

Ma l’Organizzazione mondiale della sanità si pronunciava anche successivamente correndo ai ripari proprio sui tamponi e sulla PCR. L’ente internazionale affermava che gli utenti che utilizzano i reagenti RT-PCR avrebbero dovuto “leggere attentamente le istruzioni per l’uso“. Scriveva infatti di aver ricevuto numerose segnalazioni da parte degli operatori “su un rischio elevato di falsi risultati SARS-CoV-2 durante l’analisi di campioni utilizzando reagenti RT-PCR”.

Successivamente ancora, sempre l’OMS, avvisava in una sua nota del 20 gennaio che i test PCR andavano rivisti in chiave di lettura dei positivi al Covid. Veniva scritto infatti che un solo tampone non bastava e doveva essere eseguito nuovamente “se i risultati del test (PCR) non corrispondono alla presentazione clinica”.

Ma l’OMS nello stesso documento chiariva e ricordava anche quanto segue: “La prevalenza della malattia altera il valore predittivo dei risultati dei test; al diminuire della prevalenza della malattia, aumenta il rischio di falsi positivi. Ciò significa che la probabilità che una persona che ha un risultato positivo (SARS-CoV-2 rilevata) sia veramente infettata da SARS-CoV-2 diminuisce al diminuire della prevalenza, indipendentemente dalla specificità dichiarata”.

 

 

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