Cosa sarà dei bambini. Privati della loro “normalità”

Da Simona Uttieri

Sono ormai quasi due mesi che viviamo una vita diversa. Il lockdown ha stravolto la nostra quotidianità ed ha totalmente cambiato le nostre giornate, le nostre vite. Ne abbiamo sofferto tutti, ognuno di noi in maniera differente, abbiamo cercato di reagire, di reinventarci, abbiamo cercato di farci forza tirando fuori tutta la nostra capacità di sopportazione e tutta la nostra resilienza.

E i bambini? I bambini probabilmente sono tra quelli che hanno maggiormente sofferto queste imposizioni. Si sono trovati tutto ad un tratto privati della loro “normalità e si sono rintanati in casa.

All’inizio poteva sembrare una lunga vacanza, niente scuola, niente compiti, mamma e papà in casa a loro disposizione come succede di rado.

“Che bello! Posso svegliarmi tardi, posso guardare i cartoni in tv nel lettone col pigiama e la tazza di latte con tanti pan di stelle, posso giocare per più tempo alla Play collegato con i miei amici!”

Allora ci ritroviamo a pensare: “Dai, per fortuna loro sono felici!”.

Ebbene, si, certo, sono contenti per questo. Ma questo accade la prima settimana, forse le prime due. Non sottovalutiamo però il fatto che il loro mondo è totalmente cambiato all’improvviso e magari non hanno neanche ben capito il perché.

Niente più scuola, niente passeggiate, niente compagni di classe, niente parco giochi, niente abbracci con i nonni, niente uscite serali, niente gite scolastiche, niente corse in bicicletta e ginocchia sbucciate, niente tavolata di Pasqua con tutti i cugini a scartare le uova di cioccolato, niente pic nic sulla spiaggia il primo maggio, niente più piscina, danza, calcetto, tennis.

E magari festa di compleanno da soli in casa, senza il regalo dei nonni e la canzoncina urlata dagli amici stretti intorno alla torta con la crema e le candeline.

Nel loro mondo ora ci sono solo i familiari con cui abitano insieme, gli altri sono diventati come personaggi della tv, che vedono soltanto attraverso uno schermo.

Secondo voi cosa penseranno questi bimbi di tutto ciò che è improvvisamente cambiato intorno a loro?

Nella loro testa questa situazione può ingigantirsi sempre più, perché la loro immaginazione corre, elabora, e noi non ci rendiamo conto quanto, ma va veloce. La loro testa è piena di pensieri e di emozioni in questo momento. Non sottovalutiamolo.

Forse, con l’intento di proteggerli, cerchiamo di tenerli “distanti” da tutto ciò che succede, ovattati in un mondo dove “tutto va bene”…ma questa, a mio avviso, non è la soluzione migliore.

I più piccoli potrebbero avere difficoltà a capire quello che vedono online o in TV, o quello che sentono dai grandi, quando parliamo al telefono o tra di noi a casa.

I bambini sono estremamente vulnerabili ed emotivamente fragili.

Osserviamoli. Ascoltiamoli. Stiamogli vicino. Parliamo con loro, con il loro linguaggio. Ma non teniamoli all’oscuro di tutto.

Loro non sono in grado di elaborare da soli le tante informazioni che ricevono, e le emozioni che sperimentano in prima persona e che osservano in noi, nel nostro comportamento.

Il nuovo virus non deve essere un argomento tabù. È importante spiegare loro cosa sta succedendo con modalità “a misura di bambino”, attraverso disegni, giochi, video, attraverso le loro parole.

Raccontiamogli storie, dobbiamo essere sinceri con loro e coinvolgerli, non escluderli, per aiutarli ad elaborare quello che per loro può essere stato un trauma.

Uno tsunami dall’impatto violentissimo che li ha travolti. Perché forse non lo immaginiamo, ma loro sono estremamente sensibili e possono averlo incamerato e possono tenerlo nascosto dentro di sé.

E la loro ansia, la loro tristezza, la loro paura può essere anche più grande della nostra.

La loro vita può essere buia in questo momento. La loro ferita potrà lasciare una cicatrice indelebile e il loro zainetto sulle spalle, stracolmo, pesantissimo, dovranno portarlo appresso chissà per quanto tempo.

Dobbiamo rassicurarli e stargli vicino perché noi siamo la loro guida, il loro sostegno, il loro punto di riferimento. I bambini hanno bisogno di sicurezza, di spiegazioni semplici e chiare che possano essere ricondotte alla loro percezione del mondo.

Dobbiamo stare attenti a non essere incoerenti, a non dire loro che va tutto bene e che non è successo nulla se poi passiamo tutto il giorno attaccati alle notizie in tv, ad aspettare il conteggio dei morti delle ore 18, a parlare al telefono usando termini allarmanti, o piangendo in cucina mentre prepariamo la cena perché il mese prossimo chissà se papà un lavoro ce l’avrà ancora.

I bambini, anche se piccoli, hanno un loro bagaglio con cui ragionano. Hanno occhi con cui osservano, orecchie con cui sentono e menti con cui elaborano. A modo loro, anche se in silenzio.

Facciamogli domande, ascoltiamoli, proviamo a fargli esprimere le loro emozioni. Non tentiamo soltanto di riempire i loro spazi vuoti con cose materiali o con mille attività pur di non farli fermare, perché il silenzio ci spaventa, perché abbiamo paura delle loro domande, perché non sappiamo come rispondere.

Prendiamoci cura di loro. Stiamogli vicino, superiamola quella distanza di sicurezza dai loro pensieri. Mettiamo ordine, nelle loro vite, nelle loro teste. Avviciniamoci al loro cuore, in punta di piedi, e proviamo a toccarlo, ma facciamolo con i guanti.

dott.ssa Simona Uttieri 

(Psicologia dello sport)

 

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