Pochi giorni fa la Segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić, ha avvisato che stiamo andando incontro ad “preoccupante arretramento democratico”.

Il tutto é stato evidenziato nel suo ultimo rapporto annuale sullo stato della democrazia, i diritti umani ed lo stato di diritto in tutto il continente.

“In molti casi, i problemi a cui stiamo assistendo – afferma il Segretario generale – sono antecedenti alla pandemia di coronavirus, ma non c’è dubbio che le azioni legittime intraprese dalle autorità nazionali in risposta al Covid-19 abbiano aggravato la situazione. Il pericolo è che la nostra cultura democratica non si riprenda completamente.

I nostri Stati membri – continua la Burić – devono ora fare una scelta. Possono continuare a consentire o facilitare questo regresso democratico oppure possono collaborare per invertire questa tendenza, rafforzare e rinnovare la democrazia europea e creare un ambiente in cui prosperano i diritti umani e lo Stato di diritto. Questa è l’opzione giusta per gli 830 milioni di persone che vivono nell’area del Consiglio d’Europa”.

Il rapporto del Segretario generale – leggiamo dal comunicato – valuta i recenti sviluppi in settori quali le istituzioni politiche e l’indipendenza giudiziaria, la libertà di espressione e associazione, la dignità umana, la lotta alla discriminazione e la partecipazione democratica. Inoltre incoraggia gli Stati membri ad utilizzare i meccanismi esistenti e futuri del Consiglio d’Europa per affrontare molte delle sfide individuate, sulla base dei seguenti principi chiave:

  • Le autorità nazionali dovrebbero tornare ai principi democratici fondamentali e riconsiderare gli standard legali del Consiglio d’Europa, compresa l’attuazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo;
  • Gli Stati membri dovrebbero abbracciare pienamente il multilateralismo incarnato dal Consiglio d’Europa da più di 70 anni;
  • Le restrizioni e le misure relative a Covid non devono essere solo necessarie e proporzionate, ma anche di durata limitata;
  • Le autorità nazionali dovrebbero abbracciare la cultura democratica, riconoscendo dove le loro parole, attività o legislazione hanno diminuito quella cultura riducendo lo spazio civico, intimidendo o impedendo a individui, organizzazioni e ONG di esercitare la loro libertà di parola o di riunione, o escludendo le persone dalla partecipazione piena nella società.

All’interno del rapporto annuale del Segretario generale del Consiglio d’Europa vengono elencate numerose sfide da raggiungere, ne evidenziamo dunque qualcuna riportando il comunicato integrale:

Libertà di espressione – La piattaforma del Consiglio d’Europa per promuovere la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti l’anno scorso ha registrato 118 attacchi all’integrità fisica dei giornalisti in tutta Europa; la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riscontrato violazioni della convenzione sui diritti umani in 237 dei 263 casi di libertà di espressione tra il 2018 e il 2020; ci sono stati anche diversi casi di blocco su larga scala di siti web in diversi paesi.

Libertà di riunione – Molti Stati membri hanno posto restrizioni alla libertà di riunione come parte delle misure eccezionali adottate per limitare la diffusione del Covid-19. Tali restrizioni sono consentite dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo nella misura in cui sono legali, proporzionate alla necessità di proteggere la salute e la sicurezza pubbliche e non discriminatorie. Tuttavia, alcuni gruppi, in particolare gli attivisti LGBTI, continuano a subire restrizioni più generali alla libertà di riunione in alcuni paesi.

Diritti delle donne – Covid-19 ha avuto un effetto regressivo sull’uguaglianza di genere, minacciando di ridurre i diritti umani fondamentali delle donne e delle ragazze, mettendo in netto rilievo le difficoltà che molte donne affrontano nel cercare sostegno e protezione e aumentare l’esposizione alla violenza domestica; anche le minacce e le intimidazioni nella sfera digitale sono aumentate negli ultimi tempi.

Nonostante l’importanza della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa per una migliore protezione delle donne dalla violenza, la Convenzione ei diritti che difende continuano a essere oggetto di attacchi. In diversi paesi è emersa una forte opposizione da parte di alcune forze politiche e parti dell’opinione pubblica sulla base di false supposizioni o deliberate interpretazioni errate sulle sue possibili implicazioni legali e sociali.

Antidiscriminazione – L’aumento dell’incitamento all’odio e dei crimini ispirati dall’odio contro ebrei, musulmani, rom, neri e altre minoranze, in particolare su Internet, pone una sfida crescente alle politiche contro la discriminazione, la diversità e l’inclusione.

L’ incitamento all’odio e gli attacchi contro i migranti sono aumentati negli ultimi anni come reazione negativa all’aumento significativo dell’afflusso di migranti in Europa dal 2015. Ciò ha anche provocato un maggiore sostegno ai movimenti xenofobi populisti e ai partiti politici.

Corruzione e buon governo – In alcuni paesi, l’indipendenza della magistratura e la sua autorità come arbitro equo e imparziale per tutti i cittadini non sono state ancora pienamente riconosciute e garantite.

Le denunce e le manifestazioni che arrivano da tanti gruppi e movimenti di persone, non solo in Italia, come le marce che vengono organizzate in nome della libertà, trovano dunque riscontro nelle parole della Segretario generale del Consiglio d’Europa.

https://www.coe.int/en/web/portal/-/democracy-is-in-distress-finds-the-council-of-europe-secretary-general-s-annual-report-for-2021

https://search.coe.int/directorate_of_communications/Pages/result_details.aspx?ObjectId=0900001680a26b2a

https://www.coe.int/en/web/secretary-general/report-2021#page-0

https://rm.coe.int/annual-report-sg-2021/1680a264a2

https://www.coe.int/en/web/secretary-general/home