Arriva il Protocollo d’intesa tra Governo, Regioni, e medici di medicina generale, questi ultimi potranno essere impegnati nella vaccinazione anti Covid, anche qualora all’interno dei loro studi non avranno disponibilità logistiche e di personale deputato (specialistico) per governare eventuali reazioni avverse. I dottori dovranno garantire anche l’aggiornamento, in tempo reale, ‘dell’anagrafe vaccinale’. La prestazione dei medici rientra tra le prestazioni aggiuntive come le “vaccinazioni non obbligatorie” alle quali è possibile ricondurre la vaccinazione anti Covid-19. Dunque si conferma ancora una volta ed anche da quanto appena descritto la NON OBBLIGATORIETA’ del vaccino anti Covid.

Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, con il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, e il Commissario straordinario al Covid-19, Domenico Arcuri, si erano incontrati ad inizio mese (febbraio) insieme ai rappresentanti dei medici di medicina generale. L’obiettivo era quello di rendere i medici di base partecipi alla vaccinazione anti covid, al punto da consegnare loro un ruolo fondamentale in questa campagna.

Si era parlato infatti di un protocollo quadro nazionale da diffondere poi in maniera capillare. All’epoca già Piemonte, Lombardia e Lazio avevano firmato accordi con i vari sindacati che operano a tutela dei medici. Ma già durante questo incontro (ministero – regioni) si era parlato di rimborsare i medici di famiglia con 10 euro a somministrazione se questa avviene in studio e di circa 28 euro se questa avviene a domicilio.

Scriveva in data 3 febbraio 2021 Il Mattino: “Dieci euro ai medici di base per le vaccinazioni negli studi, 28 se la somministrazione avviene a casa. Sono le tariffe che le Regioni corrisponderebbero camici bianchi per la vaccinazioni anti-Covid. Lo  prevede l’accordo di massima che dovrebbe essere discusso oggi dalle Regioni”.

A distanza di qualche settimana però le cose sono un pò cambiate infatti il Sindacato dei medici italiani (SMI) nella sua ultima “Ipotesi di Protocollo d’Intesa tra Governo, Regioni, Province autonome e organizzazioni sindacali” ha chiesto 15 euro a dose.

Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani spiega così l’accordo: “Avevamo fatto una proposta che aveva come un obbiettivo vaccinare il 70% della popolazione in un lasso di tempo breve, per far sì che l’immunizzazione di massa fosse più efficace possibile. Per questo avevamo chiesto un finanziamento congruo e certo (un miliardo e 200 milioni di euro) perché convinti che con queste risorse avremmo valorizzato l’autonoma organizzazione dei medici di medicina generale che, dotandosi di collaboratori amministrativi e sanitari, avrebbero potuto sul serio dare avvio sul tutto il territorio nazionale a tanti mini hub vaccinali e raggiungere così  l’obbiettivo di vaccinare la maggioranza della popolazione nel più breve lasso di tempo possibile. Ai decisori politici è mancato il coraggio di scommettere su di noi! Faremo quel che potremo con i mezzi che ci hanno messo a disposizione”.

Ed infatti all’interno della “Ipotesi di Protocollo d’Intesa tra Governo, Regioni, Province autonome e organizzazioni sindacali” della SMI – Sindacato Medici Italiani troviamo quanto segue: 

“Ribadita la volontà di collaborare alla campagna vaccinale anti covid che ha come obiettivo la vaccinazione del 70% della popolazione italiana nel più breve possibile;

Tutto ciò premesso e considerato si ribadisce la necessità di un congruo finanziamento di almeno di 1 miliardo e 200 mila euro al fine del raggiungimento dell’obbiettivo di cui sopra;

I fondi necessari a tale copertura economica trovano allocazione nell’ ultimo (7o punto) “obiettivi generali della missione ” – MISSIONE 6 SALUTE DEL PIANO DI RESILIENZA;

Al fine di consentire la più ampia modalità di partecipazione alla campagna di tutti i profili contrattuali in essere della medicina generale (sia AP che Continuità Assistenziale e Medicina dei Servizi) si chiede che sia consentito il coinvolgimento alle attività vaccinali anche su quota oraria di tutte le figure contrattuali in essere della medicina generale convenzionata.

Da questo provvedimento, di seguito allegato, in discussione alla Camera prevedere lo stanziamento di un miliardo di euro e 200 milioni rimodulando le voci del PNRR per la Missione 6 Salute, al fine di finanziare 80 milioni di vaccinazioni a 15 euro a dose singola di vaccino.

Prevedere altresì che questi fondi rappresentino l’intera quota parte dello Stato da distribuire alle Regioni in base alla popolazione”.

Mentre invece Angelo Testa e Gian Franco Breccia, rispettivamente presidente nazionale e segretario nazionale Snami illustrano di aver ottenuto, qualora non fosse possibile effettuare la vaccinazione presso gli studi dei medici, la previsione “dell’intervento professionale dei medici di medicina generale presso i locali delle aziende sanitarie (centri vaccinali)”. Questo comporta – afferma Angelo Testa – che “circa l’80% dei Medici di Medicina Generale potrà optare per vaccinare in centri vaccinali organizzati con personale amministrativo, segretariale, infermieristico e medico specialistico per governare eventuali reazioni avverse, caratteristiche, con organico e logistica tipiche di un centro vaccinale”.

In Piemonte i medici “vaccinano in sicurezza nei centri approntati dalla regione. Alcune regioni – dice Gian Franco Breccia – hanno già chiuso gli accordi decentrati, altre lo faranno a breve secondo lo spirito vincolante dell’accordo nazionale”.

Arriviamo quindi al 21 febbraio, giorno in cui è stato siglato da Governo, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ed Organizzazioni sindacali della medicina generale (FIMMG, SMI, SNAMI, INTESA SINDACALE), il Protocollo intesa MMG per le vaccinazioni anti Covid-19.

Come riportato da QuotidianoSanità “secondo i calcoli della struttura commissariale, a vaccinare il grosso dei cittadini sarà il personale assunto con i bandi delle società interinali oltre a quello già dipendente. In ogni caso questo personale non è sufficiente per vaccinare tutti gli italiani e mancherebbero da vaccinare circa 5 milioni di persone. E questa sarebbe proprio la quota di cittadini che dovrebbero vaccinare i medici di famiglia e per cui lo Stato dovrebbe garantire un finanziamento di circa 60 milioni (ovvero 12 euro a immunizzazione completa seguendo praticamente la tariffa della convenzione). In sostanza, a parte la tariffa base saranno le singole regioni a dover finanziare eventuali differenze per compensi più elevati”.

Il Protocollo d’intesa

  • Considerato che il Piano vaccinale adottato con Decreto del 2 gennaio 2021 rappresenta lo strumento principale con cui contrastare il diffondersi del contagio da COVID-19, attraverso una definita strategia di vaccinazione;
  • Sottolineato che lo stesso Piano prevede che la governance sia assicurata dal coordinamento costante tra il Ministro della Salute, la struttura del Commissario e Regioni e Province autonome;
  • Rilevato che si prevede che con l’aumentare della disponibilità dei vaccini dovrà, fra l’altro, essere previsto il coinvolgimento attivo dei medici di medicina generale (MMG), al fine di procedere alla vaccinazione della popolazione italiana nel più breve tempo possibile;
  • Valutato che il ruolo del medico di medicina generale è considerato fondamentale per l’incremento e la copertura vaccinale della popolazione, anche in relazione alla diretta vicinanza con i pazienti e in considerazione del rapporto fiduciario che lo lega agli stessi;
  • Tenuto conto che il vigente ACN 23 marzo 2005 e s.m.i. dispone già in merito alla effettuazione di attività vaccinale in capo ai medici di assistenza primaria e che tra queste rientrano le vaccinazioni non obbligatorie, alle quali è possibile ricondurre la vaccinazione da anti-COVID-19;
  • Tenuto conto, altresì, che con l’ACN 21 giugno 2018 la contrattazione nazionale ha incluso tra i compiti dei medici di medicina generale anche la partecipazione alla attuazione degli obiettivi di politica sanitaria nazionale,

il Governo, le Regioni e le Province autonome, FIMMG, SMI, SNAMI, INTESA SINDACALE sottoscrivono in data 21 febbraio 2021 il presente Protocollo d’intesa, che definisce la cornice nazionale e le modalità per il coinvolgimento dei medici di medicina generale nella campagna di vaccinazione nazionale anti COVID-19, che dovranno essere successivamente declinate a livello regionale.

1. Le parti condividono la necessità che nell’ambito degli accordi a livello regionale sia individuata, sulla base delle indicazioni e delle priorità definite dal ‘Piano strategico vaccinale’, la platea dei soggetti da sottoporre a vaccinazione da parte dei medici di medicina generale, in relazione alla fascia di età, alle patologie, alle situazioni di cronicità, alla effettiva disponibilità di vaccini, nonché le modalità logistiche/organizzative per la conservazione e la somministrazione del vaccino.

L’approvvigionamento delle dosi di vaccino per ciascun medico di medicina generale dovrà avvenire in tempi certi e in quantità tali da consentire ad ogni medico la possibilità di garantire ai propri assistiti le somministrazioni del vaccino, coerentemente alle diverse fasi della campagna vaccinale ed ai relativi target di riferimento.

2. Garantire l’aggiornamento, in tempo reale, dell’anagrafe vaccinale‘ è una condizione indispensabile per assicurare l’efficacia ed il pieno successo della campagna di vaccinazione. A tal fine, verrà utilizzata la piattaforma prevista dal comma I dell’articolo 3 del decreto legge 14 gennaio 2021, n. 2, opportunamente integrata con quella ordinariamente utilizzata dai MMG che sono tenuti a registrare in tempo reale le vaccinazioni effettuate. Nelle more dell’integrazione delle piattaforme, per la trasmissione dei dati, i medici dovranno attenersi alle indicazioni tecniche fomite dalla regione o P.A..

Al fine di garantire che le regioni e le province autonome trasmettano all’anagrafe vaccini nazionale anche i dati sulle vaccinazioni effettuate dai medici di medicina generale, i predetti medici anche attraverso la cooperazione applicativa dei propri gestionali/piattaforma sono tenuti a trasmettere i dati in questione con immediatezza, in modalità telematica, alla regione o alla provincia autonoma di riferimento.

3. Tra le prestazioni aggiuntive di cui all’ ‘Allegato D’ del vigente ACN 23 marzo 2005 e SMI per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, rientrano, come specificato nella parte B del nomenclatore tariffario incluso, le “prestazioni eseguibili con autorizzazione sanitaria” le quali contemplano (punto 4) le “vaccinazioni non obbligatorie alle quali è possibile ricondurre la vaccinazione anti Covid-19.

Il richiamato ‘Allegato D’ disciplina anche le modalità della prestazione e l’obbligo di dotazione specifica dello studio medico e pertanto si rinvia per i profili organizzativi e logistici a quanto già previsto a carico del medico per la somministrazione dei vaccini nell’ambito dei programmi di vaccinazione antinfluenzale.

Laddove i profili organizzativi e logistici della vaccinazione anti Covid-19 da effettuarsi da parte dei medici di medicina generale non consentissero la vaccinazione presso gli studi dei MMG, anche relativamente alla assenza di personale amministrativo e infermieristico, è previsto l’intervento professionale dei medici di medicina generale presso i locali delle aziende sanitarie (centri vaccinali) a supporto o presso il domicilio del paziente, da regolarsi negli accordi regionali.

La struttura del Commissario straordinario Covid-19 assicura la fornitura dei vaccini e dei materiali ausiliari e di consumo, secondo le modalità che saranno individuate a livello regionale tenendo conto delle caratteristiche di conservazione dei singoli vaccini e della disponibilità di strumenti di conservazione, trasporto e sicurezza, tenuto conto anche degli ordinari canali di gestione vaccinale nonché della popolazione che i medici di medicina generale dovranno vaccinare, secondo quanto previsto dai piani regionali di vaccinazione.

Laddove a livello regionale dovessero insorgere difficoltà logistiche per la distribuzione dei vaccini ai MMG. il Commissario, su richiesta delle Regioni e di concerto con il Ministero della salute, potrà valutare le concrete modalità ulteriori di intervento sussidiario per affrontare le eventuali criticità, al fine di assicurare una puntuale fornitura dei vaccini ai MMG.

4. Il finanziamento delle prestazioni aggiuntive, tra cui rientrano le vaccinazioni non obbligatorie, è a carico di quota parte del Fondo sanitario nazionale. Pertanto, l’assegnazione ai MMG delle vaccinazioni anti Covid-19 rende necessario un finanziamento aggiuntivo ad integrazione del fondo sanitario nazionale. Il finanziamento sarà progressivamente definito sulla base dell’andamento della campagna vaccinale e degli obiettivi e dei target assegnati ai MMG. A tal fine, vi è l’impegno del Governo ad adottare uno o più provvedimenti di urgenza per lo stanziamento delle risorse necessarie alla copertura degli oneri derivanti dall’esecuzione della vaccinazione quantificati sulla base del trattamento economico riconosciuto dal vigente ACN.

Gli eventuali Accordi regionali integrativi disciplineranno le attività dei MMG per il rafforzamento della campagna vaccinale anche in relazione alle diverse modalità organizzative regionali e alle caratteristiche territoriali nonché alle modalità concrete di vaccinazione della popolazione individuata.

Nell’ambito degli Accordi regionali potrà essere disciplinato per le finalità del presente protocollo anche l’utilizzo delle risorse di cui al comma 468 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2020, n. 178.

Il presente Protocollo trova applicazione anche per il coinvolgimento nella campagna di vaccinazione nazionale anti COVID-19 dei professionisti appartenenti agli altri settori della medicina generale di cui al vigente ACN 23 marzo 2005 e SMI, non già direttamente coinvolti nella campagna vaccinale”.